venerdì 3 aprile 2026

UN MANIPOLO DI ROSTRI IN TUNISIA, Marzo 2026

  


Premessa
Nel settembre del 1975 entravamo a Pozzuoli in Accademia Aeronautica per formare il Corso Rostro II°.



Non poteva mancare, allora, una degna celebrazione a ricordo di questo importante evento.   Sicchè ci siamo rivisti esattamente 50 anni dopo nello stesso luogo ripescando i ricordi, i sacrifici, gli entusiasmi che hanno caratterizzato il nostro mezzo secolo con la testa fra le nuvole.
E nel pensare a come e quando avere il piacere di rivederci a breve giro, è venuta fuori l'idea di fare un viaggetto in Tunisia. 
Alcuni di noi, infatti, al pensionamento, hanno preferito spostarsi in questo paese dall'Italia,  oramai anche da anni. Quale migliore opportunità di visitare un paese ben conosciuto da qualche  amico, contornato da altri amici? Presto fatto. Si è creato un piccolo comitato organizzativo e nel giro di qualche settimana, il buon Luca, oramai anche noto come "lo sceicco di Hamamet" e perfettamente integrato, 

organizzava trasporti, visite ed alberghi tirando giù un programma molto interessante della durata di una decina di giorni. 

La pianificazione
Il programma ha previsto una prima parte del soggiorno dedicata ai panorami naturali ovvero un giro delle regioni desertiche situate a sud del paese e poi, risalendo verso nord la scoperta dei degli aspetti artistici e culturali. 
Ecco la struttura  del  programma di massima.

1° giorno: 

arrivo a Tunisi e trasferimento ad Hamamet

2° giorno: 

Hamamet Douz in rosso

3 giorno: 

Douz Ksar Douz in blu

4° giorno: 

Douz Camp Mars (bivacco notturno nel deserto)  in verde

5° giorno: 

Rientro daCamp Mars a Douz in giallo

6° giorno: 

Douz Tozeur Tamerza Tozeur in azzurro

7° giorno: 

Tozeur Hamamet

8°,9°, 10° giorno:

visite varie con partenza da Hamamet

11° giorno: 

ripartenza per l'Italia


Ovviamente durante i trasferimenti ci sarebbero state soste in siti da visitare di cui parleremo in seguito.
A tal proposito mi sono armato di materiale per cominciare a studiarmi i dettagli del nostro giro.

Ritengo che quando si viaggia sia necessario sapere almeno i fondamentali del luogo che si intende vedere. Questo consente di capire e, quindi, gustare appieno le bellezze e le peculiarità del paese.

Breve storia della Tunisia
Senza voler fare una disamina di tutti gli eventi ci limitiamo a descrivere quelle fasi principali  di cui faremo una diretta conoscenza durante il viaggio.
Il periodo cartaginese (8°sec AC - 2° secolo AC)
Nel passato abbiamo in evidenza il periodo cartaginese. Nell’VIII secolo a.C. i Fenici fecero il loro ingresso in terra tunisina, e nell’814 a.C. fondarono la città di Cartagine cambiando per sempre la storia del Mediterraneo.  Popolo di commercianti ed abili navigatori iniziarono, infatti,  la loro espansione in questo mare. Ma vale la pena di sottolineare che furono in grado di passare le Colonne d'Ercole e fondare colonie in Spagna (Cadice) e Marocco (Lixus, l'attuale Larache). Ben presto questo espansionismo non tardò a cozzare con quello romano. La guerra con Roma durò oltre 40 anni con momenti difficili per Roma stessa che si vide i Cartaginesi in Italia. 
Il periodo romano (2° sec AC 5°sec DC)
Ma alla fine i romani ebbero ragione di Cartagine radendola al suolo. E, come sempre, i territori conquistati furono inglobati nel sistema amministrativo romano. Vennero edificate molte città, tra le tante citiamo la capitale Utica, Bulla Regia, Dougga, Sbeitla e Maktar. La Tunisia visse uno dei più prosperi e splendidi periodi della sua storia. _Venne dotata di nuove strade, acquedotti, pozzi e canali d’irrigazione, divenne il principale fornitore di grano, vino e olio d’oliva dell’Impero. Le più grandi testimonianze storico-artistiche di quest’epoca le ritroviamo, oltre che negli acquedotti, anche nelle rovine dei bellissimi teatri e anfiteatri come quello di El Jem, nelle terme e negli antichi palazzi. Infatti, la Tunisia conserva resti romani tra i meglio conservati al mondo.
Il periodo bizantino (5°-6°sec DC)
Al termine dell'Impero Romano, anche il territorio tunisino subì le invasioni barbariche da parte dei Vandali, ma, alla fine, andò sotto l'egida dell'Impero Romano d'Oriente per circa un secolo.
Il periodo arabo
Con la nascita della religione islamica iniziarono le invasioni del territorio tunisino tant'è che circa nel 700 dopo Cristo esso risultava completamente sottomesso con la successione di numerose dinastie, spesso in contrasto tra loro. Risale a questo periodo la fondazione dell'importante moschea di Kairouane. Ed è da questi territori che partirono le invasioni arabe alla conquista della Sicilia. Tuttavia, le diatribe interne tra le varie dinastie, le rivolte delle fiere popolazioni berbere che vivevano nel sud , indebolirono il paese. E, nonostante le mire espansionistiche del regno spagnolo, il territorio tunisino andò sotto il dominio ottomano sino quasi alla fine del 1800.
Protettorato francese e l'indipendenza
Il dominio ottomano, infatti, si sgretolò e, conseguentemente, i vari territori sottomessi furono oggetto di annessioni e conquiste da parte dei paesi "rampanti". Fu così che attorno al 1881 la Francia invase la Tunisia che mantenne sino al 1956. Certamente un atto di "prepotenza" da parte francese, ma che ha portato i suoi benefici al paese, costruendone un tessuto amministrativo vicino ai nostri. La stessa lingua francese, adottata come seconda lingua ufficiale,  ha fortemente facilitato gli scambi commerciali e culturali con il resto del mondo apportando benefici al paese. 
Dopo un brevissimo interregno monarchico della durata di un anno, nel 1957 diveniva una nazione indipendente con  Habib Bourguiba eletto primo presidente della Repubblica Tunisina. Nel 1987, Bourguiba fu sostituito da Zine El-Abidine Ben Ali, la cui presidenza durò fino al 2011 con la cosiddetta Rivoluzione dei Gelsomini. Da allora il paese è stato sempre in bilico tra  tendenze islamiste, regimi presidenziali piuttosto rigidi  e spinte di tipo democratico. 

Iniziamo allora il racconto del nostro viaggio.

Venerdi 20 Marzo

Partiamo nel pomeriggio per Roma  


 e dormiamo in un albergo in aeroporto a Fiumicino, pronti per la partenza di buon’ora l’indomani per Tunisi.

Sabato 21 Marzo

Alzataccia e dopo un po’di peripezie,  ricongiungimento con i compagni di viaggio e tranquillo volo per Tunisi. 

Li ci ricongiungiamo con Luca e con Fauzi, un caro amico e compagno di corso tunisino con cui, ben cinquant’anni fa, abbiamo fatto l’Accademia e senza mai più rivederci! Un incontro davvero commovente.

Breve viaggetto verso sud sull’unica autostrada tunisina,  contornata di olivi e qualche vigneto. Al casello venditori di grissini, ma anche, come vedremo neo giorni successivi,  di rosmarino,  giocattoli, focaccia calda e the caldo.


Arrivo in albergo in Hammamet, Hotel Khella, buona sistemazione   in  pieno centro, oggi congestionato dal  traffico di fine Ramadan. https://khellahotel.com/en/home/ Alla fine di di questo periodo di digiuno e privazioni, ci sono tre giorni di grande festa detta del sacrificio o “Aid”. 
Nel tardo pomeriggio due passi in un popolatissimo mercatino

Ed, infine, buona cena di pesce nel  ristorante sito sulla baia di Hammamet.https://maps.app.goo.gl/vfGCG2esFw8zufdX8


Domenica 22 Marzo

Giornata dedicata allo spostamento verso sud. Tutto predisposto per una accademica  partenza per le 9. Ma, come sempre, il signor Murphy ci mette del suo. Una delle macchine delle tre della “flotta” R** (Rostro 2^), non si mette in moto. Consulto dei saggi e si arriva alla determinazione di un cambio di batteria.


 Viene convocato un venditore di batterie, la cui nonna in quel giorno godeva fortunatamente di buona salute,  ed il problema tecnico viene risolto. Vi chiederete perchè abbia  fatto riferimento agli antenati  del negoziante. Ebbene una delle scuse caratteristiche per mancare ad un appuntamento è proprio la prematura dipartita di una cara parente. Ebbene, questa volta ci è andata bene. Il negoziante si è presentato aprendo per noi il suo negozio, nonostante fosse domenica. Restava aperto il problema amministrativo con un poco corretto affitta macchine che pretendeva il rientro della macchina a Tunisi, incompatibile con le nostre tempistiche o il pagamento delle spese di trasferta per la sua sostituzione. Un  dettaglio amministrativo che cito però perchè mi permette di descrivere quanto segue. Una vigorosa incazzatura in arabo di Luca, con la minaccia di ricorrere alla “Sciurtá” (la polizia), mitiga le insane pretese del commerciante. In Tunisia taxisti disonesti ed  arroganti commercianti diventano agnellini a questa minaccia. Finalmente si parte verso sud sempre per autostrada con i consueti venditori ambulanti e i nidi di cicogne sui pali della luce.
       
E, da bravi gitanti iniziamo la nostra gita scolastica intonando un coretto che solo coloro che hanno visto, ahimè,  la TV dei Ragazzi negli anni 60 del secolo scorso   possono ricordare...Siamo tutti qui al Bracco Baldo Show...

Arriviamo ad El Jem. Sulla strada che porta in cittá il solito caravanserraglio di negozi e negozietti polverosi spiccano alcune gabbie con delle pecore. Poco più avanti serie di fornacelle fumanti. Il legame tra le due cose è una tradizione locale tale per cui un avventore entra in uno di questi spartani ristoranti, sceglie la pecora e questa, molto brutalmente viene sgozzata, lasciata dissanguare ed infine cotta per il cliente. 


Ed eccoci al tanto atteso Anfiteatro di El Jem https://maps.app.goo.gl/zcwy2gHntptKPzit5, costruito nel nel III secolo d C. Ha ospitato fino a 30.000 spettatori e presenta innovazioni tecniche rispetto al Colosseo di Roma. L'anfiteatro è  anche servito come fortezza e rifugio in diverse occasioni. 






E le antiche mura sono usate dai bambini di El Jem per pericolosi giochi di equilibrio.


Procediamo con la visita al Museo ricco di stupendi mosaici. Sono tutti bellissimi ma qui ho fotografato i più significativi.












Tra l'altro c'erano anche sculture di nobili romani, con il busto di Bruto e la faccia di Cassio...


Viste queste meraviglie ci rimettiamo sull’autostrada e proseguiamo per Douz. Viaggio piuttosto lunghetto, intervallato da qualche pausa fisiologica, signore comprese, pure sotto una pioviggine,in una natura che diveniva sempre più desertica. 



Lungo la strada, oramai di sera, siamo stati fermati un paio di volte dalla polizia per normali controlli di routine, e, un altro po' uscivamo a parenti con gli agenti. Luca, infatti, partiva prontamente all’attacco in fluente arabo spacciandoci per una delegazione militare dell’Ambasciata Italiane e, magicamente, decadeva l’esigenza di qualunque altro controllo.
Buona cena nel buon  albergo Al Mouradi di Douz 
https://maps.app.goo.gl/sCMzqX74ReSnYifM8, briefing per le attività del giorno dopo e, ben stanchi, ninna presto.

Lunedi 23 Marzo

Bella giornata, prua est lungo una strada dritta verso Matmata. 
Questo paese  è un insediamento trogloditico abitato dai berberi, noto per le sue case scavate nella roccia e il suo stile di vita unico.





Ecco un berbero ivi residente 




 

Discorso del capo berbero


Fatto il giro per le case trogloditiche buon  pranzetto in ristorantino locale per poi proseguire verso l’oasi di Ksar Ghilane, porta del deserto.

Piacevolissimo bagno in una piscina naturale di acqua termale 


contornata da palme generosamente  irrigate dalla stessa acqua.




Sulla via del ritorno verso Douz, ormai tardo pomeriggio, i colori cominciano a divenire più intensi e le ombre più lunghe. 


Un primo assaggio di quello che sarà il tramonto in pieno deserto il giorno dopo.

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La cultura berbera 



Fermiamo il racconto del viaggio


per parlare di un argomento non


molto noto e nel quale ci siamo 


imbattuti nella visita alle case 


trogloditiche di Matmata.



Siamo abituati a considerare la


Tunisia un paese arabo, ma, in


realtà, questa è


un’approssimazione non corretta.


Prima dell’invasione araba,


avvenuta nel VII° secolo, il


territorio era occupato da


popolazioni autoctone note con il


nome di Berberi. Lo stesso nome


Tunisia ha origine dalla lingua


berbera e viene dal termine




Tunus che significa promontorio,


o più probabilmente “luogo in cui


passare la notte”.




Essi hanno una lunga storia e radici culturali profonde e la loro cultura è ancora visibile soprattutto nel sud del paese, in villaggi tradizionali come Matmata e Chenini, famosi per le loro abitazioni trogloditiche scavate nella roccia. Questa popolazione era peraltro molto diffusa nel Nord Africa.

La componente berbera – o, con termine più corretto, amazigh – ebbe storicamente un ruolo attivo nell’agricoltura, nell’artigianato e nel commercio. I discendenti  hanno mantenuto inalterata o quasi la purezza della razza, rimanendo fedeli a tradizioni e culture vecchie di secoli.
La lingua amazigh è ancora gran parte orale, conta su poche pubblicazioni e la maggior parte dei suoi locutori, compresi gli intellettuali, non la scrivono né la leggono, preferendo utilizzare l’arabo o il francese. Anche la letteratura berbera è in gran parte orale, per quanto esistano manoscritti in caratteri arabi risalenti anche all’XI secolo. Soltanto i tuareg, grazie alle loro donne, hanno tramandato la tradizione dell’antica scrittura berbera tifinagh, un alfabeto formato da numerosi segni geometrici.


La  lingua amazigh continua a essere minoritario, vulnerabile, destinato a una prossima estinzione in quanto non ammesso nelle scuole. In Tunisia questo idioma rimane una sorta di tabù, non gode di un status ufficiale né di un minimo riconoscimento, non essendo utilizzato dai mezzi di comunicazione nazionale. Addirittura, in anni passati, è stata lanciata una politica di “de-berberizzazione” che vietava di parlare o insegnare la lingua berbera nelle scuole, e addirittura di dare nomi berberi ai figli. L’ideologia nazionalista è così sfociata nel soffocamento repressivo di qualsiasi voce minoritaria: in nome dell’arabizzazione dello Stato, i Berberi di Tunisia, a differenza di altri paese magrebini, sono stati costretti a reprimere la loro identità. L’unico àmbito in cui era permesso accennare ai berberi era quello folkloristico, strumentalizzando le tradizioni e i tratti culturali imazighen al solo scopo di attirare i turisti.
La strada verso il riconoscimento di questa minoranza è ancora lunga. Tuttavia, dopo la rivoluzione del 14 gennaio 2011, si sono create svariate associazioni di tutela di questo patrimonio culturale grazie al clima di libertà che si respira in Tunisia. 
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Riprendiamo la narrazione del nostro viaggio.
 
Martedi 24 Marzo

Stamattina, in attesa di partire per il bivacco di Camp Mars, facciamo due passi a piedi per Douz. 
Ci aggiriamo incuriositi  tra gli intriganti negozietti degli artigiani che,  come sempre, attraggono tutti gli occidentali.






 Una passeggiata gradevole con una bell’aria fresca ed il sole forte. E poi arriva il momento della partenza. E, come sempre, iniziano le sorprese. Il numero di fuoristrada non assicurava un viaggio sufficientemente comodo. Ma, in Tunisia, nessun problema. Nel giro di una mezz’oretta arriva un mezzo aggiuntivo e partiamo.

 La strada, inizialmente discreta, via via che ci addentriamo nel deserto, aumenta di difficoltá.


 Da semplice strada bianca diventa sterrato molto sassoso, e poi sempre piú sabbioso. Alla fine camminavamo sulle dune. E le sorprese non sono finite. Ci siamo dovuti fermare due volte per motivi tecnici.






 Una prima volta per una foratura di una gomma ed una seconda volta per un problema alla pompa del gasolio. 
Un percorso impegnativo 
come da filmatino sottostante

Ma, infine, arriviamo al campo e ci godiamo due cose.

La prima  è una serie di competizioni olimpiche. Si sono infatti svolte alcune gare di slittino su duna, specialità per le quali il Corso Rostro** annovera dei veri fuoriclasse



Divertitevi poi a vedere questo filmatino cliccando il link qui sotto, ne va la pena! 

La seconda  sono i colori e le ombre lunghe del tramonto. La sabbia da sbiadito sfondo diviene una serie di onde dorate e onde nere. 

Il cielo, anch’esso da bianco diviene arancione, rosso, giallo fin quasi violetto. Essendo prossimi all’equinozio, il punto in cui il sole sparisce sotto l’orizzonte indica esattamente la direzione dell’Ovest. 


Poco prima di cena falò sul quale un locale confeziona uno squisito pane arabo servito come aperitivo.




Buio completo e si accendono le stelle. Dapprima Venere e poi tutto il resto. Facile, in questa oscurità, individuare il Gran Carro e la Polare.


E arriva, infine,  l’ora di cena sotto il grosso tendone da deserto. 

Ottimo cibo condito anche da gustose barzellette di Luca, Arnaldo, Gigino ed Aurelio. 
E poi, sfidando un freddo davvero impegnativo ci avviamo verso le nostre confortevoli tende.  Sistemazione davvero ragguardevole se si pensa che si è in pieno deserto. 

Comodo letto matrimoniale ed ingegnoso bagno in camera che non abbisogna di acqua. Un mestolo di segatura sistema ogni tipo di  “produzione”lasciata direttamente nel water. Water sotto il quale c’é un sacchetto facilmente smaltibile. 

Mercoledi 25 Marzo

Si riparte dopo colazione 


e, dopo la nota "frullatura" con il fuoristrada e consueta seconda  foratura (è prevista dal pacchetto vacanze), si rientra a Douz per ora di pranzo.


Anna ed io optiamo per andare a piedi in paese e ben ce ne incolse. Incuriositi da musica che proveniva ad alto volume da un cortile riparato da teli, ci affacciamo discretamente ma veniamo calorosamente invitati ad un addio al nubilato popolato da tutte e sole donne che ballavano.
           

Anna non si lascia scappare l’occasione per buttarsi  nella mischia. Vedetevi il filmatino cliccando il link sottostante.


Nell’andar via ci regalano anche la bomboniera. Bella esperienza

Ma si fatta ora di pranzo e ci buttiamo in una trattoriola locale con la fornacella accesa. Nonostante avessi ordinato un solo piatto per noi due,   abbiamo avuto difficoltà a finire tanto le porzioni erano grandi. 


Il tutto per 40 dinari, ovvero circa 12 euro per tutti e due. Il costo della vita é davvero differente da quello nostro.
Sulla via del ritorno visitiamo il piccolo Museo del Sahara che parla della cultura berbera.


 Molto interessante. Varrebbe la pena di una visita prima di andare nel deserto.


Riposino in piscina ed in serata cena tipica a casa  di Brahim, amico di Luca

 

Giovedi 26 Marzo

Partiamo da Douz  per Tozeur attraversando il lago salato di Chot El Gerid, appena sotto il livello del mare. Un grande lago salato che prende infiltrazioni di acque salate proprio dal mare e, con l’evaporazione, consente una modesta raccolta di sale.


Il panorama sembra lunare. Non una duna od una ondulazione, se non quelle costruite artificialmente dall'uomo,  ma una monotona estensione bidimensionale che si replica a vista d’occhio. Monotona al parossismo eppure affascinante.
Arriviamo in albergo a Tozeur poco prima di ora di pranzo e le camere non sono ancora pronte. Anche questo buon albergo si chiama Al Mouradi ma è a Tozeur 

 Molliamo i bagagli, ci mangiamo un rapido spuntino e proseguiamo verso Nefta nelle cui vicinanze si trova un tanto reclamizzato set di Guerre Stellari. 


Se posso darvi un consiglio ometterei questa destinazione meramente turistica. L’unica cosa interessante per l’occhio è l’ambiente naturale in cui si trova. Per il resto ci sono  solo resti di posticce capanne utilizzate per le riprese ed appiccicosi locale che chiedono denaro.

Dopo questa sosta  ci dirigiamo verso le montagne che demarcano il confine tra Tunisia ed Algeria.

Ci sono svariate cascate naturali che vale la pena di vedere. Ci siamo inizialmente fermati a quella più grande e più vicina  ma era letteralmente assalita dai turisti al punto tale che neppure si riusciva a parcheggiare. Il pomeriggio sembrava irrimediabilmente perso. Ma, come sempre, il Profeta, ha voluto essere di nuovo benigno nei confronti del Gruppo Tunisia Rostro**. 


Siamo stati tolti d’impaccio da Faruk, una intraprendente guida che, in perfetto italiano, ci ha accompagnato ad un’altra cascata portandoci a percorre a piedi un anello che passava prima tra le palme dell’oasi. il posto è indicato su Google Maps come Oasi di Tamaghza


E poi all’interno di un bellissimo canyon. 







Il tutto é durato quasi un paio di orette tra foto e domande ed è valsa la spesa di pochi euro a testa. Tutti quanti abbiamo apprezzato. Numero di telefono di Faruk: 002169555442

Torniamo in albergo affamati come lupi, decidiamo gli orari dell’indomani ma con un’incertezza dovutia dei rumori anomali durante la frenata. Le buche incontrate sulla strada hanno probabilmente fatto saltare dal proprio alloggiamento una pastiglia dei freni. Non possiamo concepire che un mezzo affittato abbia le pastiglie dei freni consumate. Avremo bisogno dell’intervento di un meccanico o possiamo fare il viaggio di ritorno con questa avaria a bordo. Domani mattina si deciderà.

Venerdi 27 Marzo

Nonostante i ripetuti tentativi di contattare il proprietario del pulmino, nessuno si é fatto vivo. Decidiamo allora di partire con una pastiglia dei freni consumata. La giornata sarà lunga. Dobbiamo percorrere gli oltre 400 chilometri tra Tozeur ed Hammamet.  Tra l'altro per strade che passano per paesi e paesetti. Ma per iniziare bene ci facciamo un bel giretto nel suk di Tozeur, città nota per la produzione dei datteri. Solito marasma di motorini, di merci accatastate e di umanità in movimento per sbarcare il lunario.








Simpatica la popolazione felina vicino al bancone del pesce in attesa del pasto


Ma è giunta l’ora di mettere prua Nord e ritornare verso Hammamet.
Occorre riportare qualche cosetta sugli spostamenti in Tunisia. La prima è la presenza di distributori abusivi che si riforniscono di benzina a basso costo in Libia per poi rivenderla in impianti a dir poco ..."artigianali". Questo qui sotto è uno tra i più rifiniti.
E che dire poi dell'attraversamento di cammelli. Si succede anche questo. Tant'è che c'è un'apposita segnaletica.

Infine, purtroppo, non si può non menzionare la presenza intensa ed estesa di rifiuti lungo le strade. Un vero pugno in un occhio per un panorama così affascinante.

 Proseguiamo il lungo spostamento di quasi tre ore che decidiamo di spezzare con un pranzetto tipico presso uno sciccosissimo restaurant stellato che  cucina sulla griglia carne di pecora. 
Certo non è un’esperienza per persone deboli. 


Più che le mie parole parlano le immagini. 




Ma ci siamo trovati benissimo e ci siamo anche divertiti molto.


Procediamo ancora verso Nord e giungiamo agli importanti scavi di Sufetula (ora Sbeitla). La biglietteria la trovate cliccando questo link.
 Il momento in cui arriviamo, però, ci raggiunge anche la notizia che  le nostre prenotazioni presso l’albergo Bel Azul di Hammamet,  verso siamo diretti, sono andate in fumo. Ovvero, a fronte del versamento di una caparra confirmatoria  del 30%, l’albergo aveva ceduto le nostre camere prenotate ad altri.
Recuperiamo le evidenze dei nostri pagamenti che spediamo a Roberto che già si trovava ad Hammamet  ed affrontiamo con spirito non sereno questa visita. Gli Scavi Archeologici di Sbeitla sono uno dei siti più belli e meglio conservati della Tunisia, con una storia che risale al I secolo d.C.
Il punto forte del sito, con una porta monumentale e una piazza lastricata circondata da portici.


 

 

Ma d'interesse anche Chiesa dei Santi Gervasio, Protasio e Trifone, costruzione di epoca bizantina con fonte battesimale  con splendidi mosaici.

 

Il sito è molto bello ma abbiamo fretta di arrivare ad Hammamet per risolvere il problema dell’albergo. 
Tuttavia, il fine visita assume un carattere quasi ridicolo quando la guida di corica dentro un sarcofago ed un freddo vento, accompagnato da pioggia, inizia a sferzarci con sempre maggiore intensità. 


Alla fine la nostra visita si trasforma in una vera propria fuga per rientrare in macchina. Resta il lato positivo consistente nel fatto che abbiamo verificato che  questo sito è davvero bello e sarebbe da visitare con la dovuta attenzione. Ripartiamo, oramai verso tardo pomeriggio,  per Hammamet mentre Luca coordinava telefonicamente per trovarci un posto da dormire ad Hammamet. Dopo svariati tentativi Luca, Roberto e Paolo ci trovano un tetto sotto cui dormire al solito Hotel Khella  e fruire di una buona cena tutti insieme. Bravi! E con le chiacchere arriviamo fin quasi a mezzanotte. Poi ninna.

Sabato 28 Marzo

La giornata inizia con la riparazione dei freni del pulmino. Le pastiglie erano consumate non solo sulla ruota destra come sembrava dal cupo  rumore ad ogni frenata, ma anche sulle altre ruote. Il proprietario lo sapeva e non si era mai curato di provvedere. Questo da un’idea di come non vi sia particolare attenzione alla manutenzione.


Ma il bello deve ancora venire. Ci rechiamo nell’albergo che ci aveva venduto le nostre camere a terzi. Inizia una lunga trattativa che evidenzia la mancanza di comunicazione tra amministrazione e prenotazioni, nonostante il buon Luca avesse meticolosamente coordinato il tutto con la capessa delle prenotazioni. Per farvela breve, dopo lunghe trattative, riceviamo almeno assicurazione della restituzione della caparra versata già oltre un mese prima.
Si è fatto mezzogiorno e ormai è giá troppo tardi per andare a vedere il Museo del Bardo prima di pranzo. Optiamo allora per il profano, ovvero un pranzetto di pesce dai trucidoni presso La Goulette, presso il porto di Tunisi. 
Il servizio non è certo quello di un Hilton, ma il pesce è freschissimo e le razioni davvero abbondanti. 
La zona dei ristoranti è indicata nel link sottostante 
Il meccanismo di questi esercizi è il seguente: uno si sceglie il pesce che vuole e loro te lo cucinano.






Dopo questa sostanziosa abbuffata di pesce, sono quasi le quattro del pomeriggio,  optiamo per posticipare la visita al Museo al giorno dopo. Ci dirigiamo, allora, verso il pittoresco di Sidi Bou Said, con le costruzioni bianche di calce e con gli infissi azzurri. 
La zona carina è quella indicata dal link sottostante. Il parcheggio è un po' indaginoso.
Sito molto turistico, ma anche molto carino.







La giornata termina di nuovo ad Hammamet con la consueta cena di gruppo.
Oggi poi, 28 Marzo, Festa di Mamma Aeronautica. Non ce ne siamo dimenticati. Ma, purtroppo, qui  il “Gheregheghez” (grido ufficiale della Forza Armata) può che essere brindato solo con acqua o the.


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La buona cucina tunisina
 
Interrompo il racconto del nostro viaggio per parlare della cucina tunisina. Una cucina senz'altro mediterranea con ingredienti molto simili ai nostri anche se sono presenti spezie da noi non molto comuni. Mi sono rimasti nel "palato" due piatti. In particolare il brik à l'oeuf  e il cous cous di pesce.

Il brik
Ci sono svariate ricette, alcune molto semplici, altre un po' più eleborate, ma tutte ruotano attorno all'elemento principale che è il foglio di pasta brik. Si può fare a mano o esso può essere sostituito, con opportune cautele, dalla pasta fillo (più sottile e fragile) o comprare quest'ingrediente già fatto. Tornando in Italia ho scelto questa strada fruendo di questo sito https://www.palatifini.it/it/prodotti-alimentari-dal-mondo/3431-pasta-brick-170-gr-10-fogli.html Non mi metto a scrivervi qui la ricetta, ma vi giro un paio di siti dove troverete tutte le spiegazioni del caso.
Il primo vi consente di praparare  un brik minimale, ma per imparare la tecnica va bene (ricordatevi di usare una scodella mentre lo preparate per evitare che l'uovo scappi da tutte le parti!)  https://www.youtube.com/watch?v=qDs77bFs-Rk   Questo secondo sito vi da il modo di fare un brik un po' più elaborato https://www.misya.info/ricetta/brik-tunisini.htm  Potete poi inventarvi una farcitura di vostro gradimento sperimentando altri ingredienti di farcitura. 

Il cous cous di pesce
Ottimo il sapore di mare, gradevole la consistenza del cous cous. Un piatto da veri intenditori ma...se volessimo farcelo a casa chi avrebbe il tempo di  andare al mercato e scegliere i vari pesci e cuocerli secondo i rispettivi tempi di cottura? Beh, allora vi giro cosa ho escogitato per rendere questo buon piatto compatibile con i nostri tempi. Vi assicuro farà la sua porca figura con un lavoro non maggiore di 20 minuti. Gli amici resteranno a bocca aperta soprattutto  se vi inventate la storia che avete dovuto fare la corte al vostro pescivendolo di fiducia per ottenere tutto il pesce fresco di cui avevate bisogno e che avete trascorso due giorni appresso ai fornelli.  Invece fate quel che vi suggerisco nella ricettina sottostante. Fatica zero e successo assicurato.
 

Cous Cous di pesce "aumma aumma" 


E’ una ricetta facilissima e 

gustosissima.


Tempo in cucina: 20 minuti


Ingredienti per 4 persone:

  •  300 gr di cous cous precotto (si trova in qualunque supermercato);
  • 1 confezione di Caciucco surgelato da circa 500 gr (bancone surgelati supermercato)


·1 bicchiere scarso di vino rosso
  •     300 gr di acqua
  •       Olio d’oliva e sale
  • Un pizzico di peperoncino optional 

 

Procedimento

·  Mettere in una pentola piuttosto alta l’intero blocco di caciucco ancora surgelato ed il bicchiere di vino rosso

·  Cuocere a fuoco moderato finchè il tutto si sciolga  e completi la cottura prevista e poi se volete, mettete il pizzico di peperoncino 

· Nel frattempo, in altra pentola, portare a bollore i 300 gr di acqua addizionata di un giro di olio d’oliva ed un pizzico di sale

·In una terrina bassa e larga ponete il cous cous e versateci sopra un l’acqua bollente  di cui sopra

·
Lasciare che il cous cous si

 imbibisca dell’acqua per circa 5’

· 

 Portare a tavola sia  la pentola che la terrina con il rispettivo mestolo

·Ognuno si metterà nel proprio piatto fondo il  cous cous ed il prezioso  “caciucco allungato” frutto di tanto lavoro....

 

 

La posata più adatta per mangiare

questa delizia il cucchiaio

perchè consente di prendere insieme sia cous cous che sughetto


 



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Riprendiamo la nostra narrazione 

Domenica 29 Marzo

Il gruppo si divide. Una parte preferisce restare ad Hammamet ed un altro gruppetto ritorna a Tunisi per la tanto attesa visita al Museo del  Bardo.
Questa visita vale assolutamente la pena. Per una visita sommaria occorrono non meno di due ore tanto c’ è da vedere. La struttura del Museo è modernissima, ma ingloba al proprio interno una vecchia struttura del 1800. Apre di solito alle 9.30 e conviene essere li per l'apertura per via del grande afflusso di turisti.






Le sale ben illuminate per la presenza di ampi lucernari sui soffitti. Il Museo contiene reperti provenienti dai siti  archeologici di tutta la Tunisia. 
Innanzitutto veniamo accolti dalla Direttrice del Museo. Si tratta di una vaporosa gattina bianca che accoglie solo   i visitatori, come noi,  di alto rango 


Saliamo subito al primo piano per seguire un itinerario cronologico: periodo punico cartaginese, romano, bizantino ed infine arabo mussulmano.
In termini tematici le sale più significative sono così congegnate: 

  • Sala del  Tesoro del Relitto di Mahdia: pezzi rinvenuti in una nave arenatasi al largo di Mahdia nel I secolo a.C.
  • La Sala Punique: stele di Baal Hammon e Tanit, statue e oggetti egizi.
  • La Sala dei Mosaici Marini: mosaici raffiguranti scene marine e mostri marini.
  • La Sala di Virgilio: mosaico di Virgilio con Melpomene e Clio.
  • La Sala delle Ville Romane: mosaici raffiguranti scene di vita rurale e giochi circensi.
  • La Sala di Odisseo: mosaico raffigurante l'episodio di Odisseo e le Sirene.

 


















Rientriamo ad Hammamet dove incontriamo a pranzo altri due amici e colleghi di corso tunisini che hanno condiviso con noi tutti e quattro i duri anni di Accademia.



Potete immaginare anche qui
l’emozione di rivederci dopo 50 anni. Ognuno con la propria bella carriera alle spalle, ognuno pensionato, sposato con figli ed oramai pluri-nonno in servizio permanente effettivo. Bell’incontro che durato sino al tardo pomeriggio e ci ha riportato indietro di mezzo secolo di ricordi.

Ci ritiriamo in albergo davvero stanchi per essere pronti per il giorno successivo.

Lunedi 30  Marzo

Oggi giornata della verità. L’albergo che aveva puffato le camere ci restituirà la caparra cosi come promesso o no? Tutto liscio come l’olio. 



Il direttore, quello vero non il felino in foto,  ci accoglie e nel giro di una mezz’ora ci liquida la caparra in dinari. Ora abbiamo un tesoretto da dilapidare. Partiamo quindi per Kairouane, sede della più grande moschea della Tunisia. Veniamo accalappiati dalla solita guida che parla italiano ed iniziamo la visita. Purtroppo non possiamo far altro che ammirare il  il grande piazzale  perchè l'accesso alla moschea vera e propria è infatti riservato ai soli fedeli. Comunque anche da fuori questo monumento dimostra il proprio rango. E' infatti uno degli edifici religiosi più antichi e prestigiosi del mondo musulmano, con un cortile imponente e un minareto di 33 metri. Tutte le colonne del manufatto sono di epoca romana e provengono da numerosi siti archeologici nei dintorni.











Due passi nei vicoli della città vecchia







 dove, ovviamente, la guida ci porta nell’ “unico” negozio onesto e conveniente della città per i consueti articoli di artigianato.   Certo, il negozio di suo cugino!!



Ma non è tutto. Il nostro amico, oltre aver ricevuto il pattuito da parte mia, lo ha preso pari pari da un altro del gruppo rimasto leggermente più indietro. Se il Profeta avesse voluto tagliare la lingua ai mendaci, la nostra guida sarebbe stata la prima a divenire muto.
         
 
Comunque sia ripartiamo in orario per spendere gli ultimi dinari nel simpatico suk di Nabeul.
Rientro ad Hammamet, ultima cena tutti insieme e poi ninna.

Martedi 31

Partenza da Hammamet alle 6 per evitare il traffico dei lavoratori in ingresso a Tunisi. Salutiamo Luca e Paolo e, dopo aver risolto con successo l’ultima bega legata alla sostituzione della batteria della macchina a noleggio presa sa Sasá, ci imbarchiamo per Roma.
E mi scappa anche un bello scatto su dei pellegrini in attesa di imbarcarsi sul loro volo per la Mecca. 



Conclusioni
Una bellissima esperienza sia sotto il profilo umano che culturale. E' stato bello stare insieme a cari amici la cui amicizia risale oramai a mezzo secolo fà!
La Tunisia, poi ci ha messo il resto con le sue bellezze naturali, archeologiche e culinarie.


Ringraziamenti

Tutto questo non avrebbe potuto aver luogo se non per l'interessamento di Luca, Paolo e Roberto che ci hanno accolto ed assistito con pazienza (grazie speciale a Luca per mettere d'accordo 14 capocce diverse)ed affetto.





Libri consigliati

  • Le ragazze di Tunisi di Luca Bianchini
  • La carovana del sale di Elena Dak

Sitografia

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