martedì 25 marzo 2025

ISTANBUL, 18-23 Marzo 2025

 



 

Premessa

La città di Istanbul è sempre stata una meta molto ambita per via del fatto che è sempre stato un crogiolo di culture. Una città viva ma anche un po' misteriosa.  Una destinazione senz'altro che induce tanta curiosità e per questo  più che meritevole di un viaggio. Ed eccoci ancora con Franco e Betty a condividere anche questa avventura, oltre alle tante già vissute insieme (Provenza, Praga, Madeira, Vienna, Corsica, Cammino di Santiago per citarne alcuni).  



L'organizzazione

Perno dell'organizzazione la fondamentale guida Lonely Planet

Come sempre ottimi suggerimenti su come organizzare i 4 giorni canonici necessari a vedere la città con la dovuta attenzione.
Molte altre informazioni, poi,  si possono desumere dal sito https://www.scoprireistanbul.com/guida-turistica/le-zone-di-istanbul-visione-di-insieme/ 
Ho comprato i biglietti Ryanair con 5 mesi di anticipo ed ho spuntato così un prezzo più che ragionevole per un volo diretto andata e ritorno Torino-Istanbul.
Un altro  buon suggerimento che vi posso dare è  la scelta di un albergo nel quartiere Sultanahmet, in particolare nel "sottoquartiere" Fatih,  in modo che tutti i monumenti ed i principali punti d'interesse siano raggiungibili a piedi. 

La  nostra scelta è caduta sul Basilissis Hotel, 

 Ottima scelta. Pulito, moderno,  silenzioso e soprattutto centralissimo. Eccone la collocazione. https://maps.app.goo.gl/HgR1vrqPSfPCZ72p8

Sempre tramite albergo ho poi organizzato un trasporto dall'aeroporto all'hotel e viceversa perchè, pur essendoci dei mezzi pubblici disponibili, ho preferito  facilitarci la vita. (50 euro one way per tutti e 4)
Visto il periodo del viaggio - Marzo, ancora Inverno - ci siamo trovati bene con un  vestiario invernale perchè Istanbul è un può essere  ancora freddo e piovoso. Un paio di scarpe chiuse e comode  ed un capo antipioggia/vento non ha stonato affatto. I costi della vita sono leggermente più bassi dei nostri. Nel pianificare, però,  occorre considerare un budget ad hoc  per la visita dei principali monumenti. Sono davvero cari. Il costo è di circa 50 euro a persona per monumento, ma ovviamente ne vale davvero la pena. Portatevi euro in banconote preferibilmente  di piccolo taglio (5 o 10 o 20 euro). Sono più che ben accette e spesso il resto vi viene dato in euro. Se ciò non accadesse, con quei piccoli tagli vi eviterete  l'ingombrante resto in lire turche. Comunque, la quasi totalità dei pagamenti può avvenire con credit card e bancomat (quest'ultimo un po' meno). Per il telefonino ricordatevi di togliere la connessione dati e di non usarlo per chiamare  perchè la Turchia non è Unione Europea e quindi le tariffe telefoniche e dati per noi sono care. Tuttavia, quasi tutti gli esercizi hanno wifi rapide di  cui potete fruire gratuitamente ed usare whatsapp.

Turchia,  crogiolo di culture
Iniziamo a prendere conoscenza dell'importanza di questa città e dei complessi risvolti culturali che la caratterizzano. Per fare questo   ripercorriamo  brevemente i fatti storici salienti. Essi possono essere inquadrati in quattro distinti periodi durati secoli, di seguito riportati:

  • La nascita della città ed i rapporti con l’impero Romano (VII° sec a.C-330 d.C);
  • La progressiva emancipazione da Roma (331-620);
  • L'impero bizantino (621-1071);
  • L'impero Ottomano (1200 circa-1922)
Come vedete questa città è ed è stata viva per più di due millenni. 
Ognuno  di questi periodi ha lasciato sulla città una propria impronta ed è questa la ragione per la quale il nome, o meglio, i nomi  di essa (Bisanzio, Costantinopoli, Istanbul)evocano ancora oggi le figure di carismatici imperatori, l'esistenza di  potenti eserciti, la persistenza di più  culture rielaborate in modo   eclettico e raffinato.
Andiamo un po' più nel dettaglio della storia di questa poliedrica città. Bisanzio prima, Costantinopoli poi ed ora nota a tutti sotto il nome di Istanbul.

  • La nascita della città ed i rapporti con l’impero Romano  

Secondo la leggenda, Bisanzio fu fondata nel 667 a.C. da un gruppo di coloni della città greca di Megara, a nord-ovest di Atene. Guidati da Byzas, figlio del re di Megara. Dopo aver stretto un'alleanza con l'impero romano, Bisanzio fu infine annessa all'impero nel 79 d.C. Nel tardo ll secolo, l’imperatore  Diocleziano divise l'impero in due unità amministrative, una a Oriente e una a Occidente, decisione che portò a una guerra civile che si concluse con la vittoria di Costantino. 
 
  • L’emancipazione da Roma

    .Nel 330, I'imperatore proclamò capitale Bisanzio, ribattezzandola 'Nuova Roma. La nuova capitale venne presto chiamata Costantinopoli. L’allontanamento da Roma proseguì sotto il regno degli imperatori Teodosio, Teodosio Il  e Giustiniano (r. 527-565). Ma la definitiva scissione tra Impero Romano d'Oriente e d'Occidente avvenne soltanto nel 620, quando Eraclio l  dichiarò il greco lingua ufficiale dell'impero orientale, dando cosi inizio a quello che oggi viene definito impero bizantino


  • L'impero bizantino

    Negli otto secoli seguenti l'impero ribadi la propria indipendenza da Roma adottando come religione ufficiale il cristianesimo ortodosso. Governato da una serie di dinastie, fu la maggiore forza economica, culturale e militare d'Europa fino al 1071.


  • La conquista  islamica 
Nel 1071 infatti, i turchi Selgiuchidi conquistarono gran parte dei suoi territori nell'Asia Minore. Tuttavia, nel 1204 Costantinopoli fu conquistata dagli eserciti della Quarta Crociata. Le potenti famiglie bizantine andarono in esilio a Nicea e  nell'Epiro e l'impero venne diviso in fazioni greche e romane. Riconquistato nel 1261 dall'imperatore di Nicea Michele VIII° Paleologo, I'impero fu dilaniato da una serie di guerre civili e dovette infine arrendersi agli ottomani nel 1453, quando Mehmet II (detto Fatih,ossia il Conquistatore) espugnò Costantinopoli. L'ultimo imperatore bizantino, Costantino XI Paleologo, mori difendendo le mura della città dall'attacco di Mehmet II.

  • L'impero Ottomano
Dopo la conquista di Costantinopoli, rinominata Istanbul l’Impero ottomano si assicurò in pochi anni il dominio della sponda orientale del Mediterraneo. Il dominio dei Balcani venne consolidato con la trasformazione di Serbia e Bosnia in provincie ottomane e Venezia, che voleva mantenere rapporti commerciali con gli ottomani, dovette cedere molti avamposti in Grecia con la pace di Istanbul del 1479. 

Lo strapotere navale e militare degli ottomani arrivò a minacciare anche la penisola italiana: nel 1480, infatti, gli ottomani sbarcano in Puglia e conquistano Otranto. La morte di Maometto II nel 1481 chiude questa prima fase di conquiste dell’Impero ottomano.

Nella prima metà XVI secolo l’espansione ottomana riprese con vigore. Durante il sultanato di Selim I (1512-1520) gli ottomani conquistano la Siria, l’Arabia e l’Egitto, ma fu sotto il regno di suo figlio, Solimano il Magnifico (1520-1566), che l’Impero ottomano raggiunse il suo massimo splendore. Estese infatti, il proprio dominio nei Balcani. Successivamente si spinse ancor di più verso il cuore dell’Europa, arrivando ad assediare Vienna nel 1529 e nel 1532.

Dopo essersi assicurato la supremazia nel Mediterraneo nord-orientale Solimano il Magnifico estese l’egemonia ottomana alle coste dell’Africa settentrionale, dove i pirati barbareschi avevano costituito degli Stati vassalli del sultano, facendo del Mediterraneo un «lago ottomano».



Tuttavia, nel 1683, con la sconfitta nella battaglia di Vienna, l’impero Ottomano inizia un lento declino perdendo gradualmente i territori conquistati nei secoli precedenti.


  • La Repubblica Turca 

Dalla dissoluzione dell'Impero Ottomano, nel 1922, nasce  la Repubblica Turca. I motivi furono molteplici, ma tra questi si possono annoverare la corruzione interna, che aveva abolito la selezione meritocratica dei vertici politici e militari a favore di un passaggio ereditario delle cariche, e le pressioni esterne da parte delle potenze europee. La dissoluzione territoriale a seguito della Prima guerra mondiale fu l’ultima spallata ad una dinastia che aveva regnato per seicento anni. Nel 1922 Ataturk,  abolì il califfato e pose le organizzazioni religiose sotto il controllo statale, riconoscendo la parità dei sessi e istituendo il suffragio universale, così, orientando il Paese verso una maggiore modernizzazione. Si pensi, ad esempio, che la scrittura in caratteri latini venne adottata come scrittura ufficiale in luogo dei millenari caratteri  arabi. Adesso che sappiamo di cosa stiamo parlando iniziamo la storia del nostro viaggio.



Martedi 18 Marzo
Ma  ecco arrivato il giorno della partenza iniziando il nostro viaggio con una bella colazione in aeroporto.



Non vorremmo mica andare in volo senza il giusto nutrimento!
Tranquillo volo di circa 2 ore e mezza  sino ad Istanbul. Ma le due ore di fuso in più ci fanno arrivare nel tardo pomeriggio ora locale. Buoni gli audiovisivi a bordo che ci hanno consentito di seguire bene tutta la navigazione ed  a destinazione  atterriamo uscendo dalle nubi soltanto attorno ad una quota di 200 metri, pioggia, vento e freddo. 

Troviamo la nostra strada per il ciclopico aeroporto ed, infine, ci imbarchiamo su di un van di gusto orientale per percorrere i 50 minuti necessari per arrivare in albergo.


 E, intanto, ogni tanto parte qualche fiocco di neve dalle nubi basse da cui eravamo usciti da poco.  Arrivati in albergo, scelto apposta centralissimo per fare i principali giri turistici a piedi,  ci sistemiamo rapidamente e iniziamo la conoscenza della buona cucina turca di cui parleremo in seguito,  concordando gli orari per la giornata successiva. Aveva smesso di piovere e, nonostante il freddo, con Anna decidiamo di fare due passi presso i monumenti che avremmo visitato nei giorni successivi. Buona idea. Nessun turista in giro e  le grandi moschee illuminate frequentate da pochi fedeli, il silenzio interrotto solo dal canto del muezzin.

Un’atmosfera magica, ben differente da quella che avremmo poi visto durante le visite convenzionali nei giorni successivi. Oggi 7 km a piedi.

Mercoledi 19 Marzo
Non piove, ma ventoso e freddo. Partiamo per la nostra prima destinazione: la Moschea di Aya Sofia. Certamente uno tra i più importanti monumenti della cittá certamente per gli aspetti artistici ma, anche, la sua architettura ed il suo impiego nei secoli. Esso rispecchia il crogiolo di culture di questo luogo.
I lavori di costruzione iniziarono nel 325 allorchè l’imperatore Costantino decise di avere per sua città un sontuoso luogo di culto cristiano. Fu, però, l’imperatore Giustiniano consacrarla nel 537. Venne più volte distrutta e ricostruita per via di rivolte popolari ed eventi sismici. A seguito della conquista di Costantinopoli da parte degli Ottomani, il monumento venne adibito a Moschea nel 1453 dal sultano Mehmet II, non a caso soprannominato “Il Conquistatore”. Rimase cosi sino al 1933 quando Kemal Atarurk, padre della Turchia moderna, decise di trasformarla in Museo. Nel 2020, tuttavia, l’attuale governo condotto da Erdogan, ha deciso il ripristino del manufatto in Moschea. 
Parlare dell’Arte esistente all’interno di questo spazio ci porterebbe molto tempo e, certamente non sarebbe esaustivo. Lascio a qualche scatto l’onere di illustrare questo splendido monumento. 


Tuttavia devo dire ciò che mi ha impressionato di più. Sono state le dimensioni, ampiamente ragguardevoli anche ai giorni nostri.  Un corpo di base mastodontico e, almeno vista dall’esterno, questa costruzione appare massiccia, piena, pesante. In realtá non è cosi.  Entrando all’interno a prevalere è il vuoto. La cupola principale ha un diametro di 30 metri ed un’altezza di 56 sul piano di calpestio. Dimensioni ciclopiche, studiate e volute per stupire anche il visitatore più distratto. Purtroppo la visita dei turisti è consentita solo lungo una balconata che corre  a metà altezza lungo le pareti laterali della navata e questa prospettiva non consente di apprezzare appieno le dimensioni che si vedrebbero se si fosse potuto andare sul piano di calpestio. Ancora oggi, nonostante sia stata per secoli una moschea, si conservano i mosaici di epoca bizantina raffiguranti le divinità cristiane, i Santi e gli imperatori bizantini. 




Proseguiamo verso la vicina Moschea Blu. Era quella che avevamo visto dall’esterno la sera precedente. 

Quest’oggi molto più affollata. Torme di turisti  si mescolano a fedeli e, per tutti, vige l’obbligo di togliersi le scarpe rallentando ulteriormente il flusso (per Santa Sofia non era stato necessario perché non camminavamo al piano terra). 
Anche qui stupiscono le dimensioni delle varie cupole e delle colonne necessarie per sostenerle.


 Il monumento è stato costruito tra 1603 ed il 1617 per opera del sultano Ahmet I e deve il suo nome alle 2100 maioliche blu che adornano la parte superiore delle sue pareti interne.
Spettacolari anche le cupole riccamente decorate.







Interessanti poi le aree destinate alla preghiera delle donne che hanno consentito ad Anna di rubare qualche scatto davvero bello. Qui sotto una ragazza che prega.

La visita si interrompe bruscamente il momento in cui il muezzin chiama per la preghiera verso mezzogiorno. 
I visitatori vengono rapidamente fatti uscire ed i fedeli iniziare le loro orazioni. 
Rapido pranzetto con tanto di caffè alla turca, tipico per i fondi residui nella tazzina e poi via per un'altra visita molto particolare: la Cisterna Basilica.  Anche questa è una visita che lascia senza parole. La struttura venne fatta costruire dall’imperatore Giustiniano nel 532 per supportare i bisogni di acqua del Grande Palazzo di Bisanzio. Si tratta di una grandiosa cisterna sotterranea che raccoglie le acque provenienti da una località distante circa 20 chilometri il cui soffitto e direi  ornato da ben 336 colonne provenienti da templi di epoca romana e greca.  Caduta in disuso nella tarda epoca bizantina, questa grandiosa costruzione venne riscoperta dallo studioso Petrus Gillius nel 1545.
Un posto davvero speciale il cui ingresso sembra quello di un insignificante garage sotterraneo ma, in realtà, nasconde un vero e proprio capolavoro di ingegneria idraulica e di arte




Altri due passi nel pomeriggio nel piccolo Bazar Arasta a fianco della Moschea Blu, riposino, cena e poi in  albergo per il meritato riposo dopo circa 11 chilometri di cammino. Oggi 11 chilometri a piedi.

==========================
I gatti

Fermo la descrizione del nostro viaggio per trattare un simpatico argomento collaterale. Camminando per Istanbul ci colpisce il numero dei gatti presenti in città. 



Tutti curati, accuditi, nutriti, coccolati. Prova sia il fatto che, a differenza dei gatti nostrani molto diffidenti, questi sono affettuosi e sempre disponibili per dare e ricevere coccole.





La ragione di questo costume risiede nel Corano. Il cane è visto come un animale impuro mentre al gatto è dato un rango molto più alto al punto, addirittura, che gli è consentito, indisturbato, l’ingresso in moschea. Un retaggio, forse, della cultura egizia?



==========================
Giovedi 20 Marzo

Oggi la pioggia non ce la leva nessuno. Poco piacevole, pertanto, andare in giro per monumenti per la città. Allora anticipiamo ad oggi la visita al Gran Bazar, meta obbligata per poter dire di aver visitato Istanbul, gioia di tutte le signore. 


La vicinanza del nostro alberghetto ci consente di raggiungere agevolmente a piedi anche questa succulenta destinazione. Inizialmente destinata a magazzini, il Bazar  cambia decisamente destinazione d’uso nel 1461 allorchė il sultano Mehmet il Conquistatore dispone di farla divenire area mercatale. 

Con il tempo anche i vicoli vicini vennero inglobati nella struttura iniziale andando  a costituire la labirintica configurazione attuale, tutta al coperto. Non pretendiamo di effettuare una scoperta sistematica, ma ci lasciamo pigramente portare dalla curiosità. 

Gli spazi da percorrere sono veramente grandi e difficilmente si ripassa per lo stesso punto.

Le merci sono le più disparate. Da meravigliosi gioielli antichi a paccottiglia da bancarella con tutto quello che ci può stare in mezzo: colorate spezie, dolciumi, profumi, tappeti, vestiti, vestiti abilmente taroccati, frutta secca e metteteci voi quello che potreste desiderare di vedere. Ebbene, qui lo troverete o, se non è in vista, un solerte commesso sparirà alla vista per ripresentarsi con la taglia giusta od il modello desiderato. Lascio alle immagini il compito di descrivervi questo surreale e divertente ambiente.















Ma se le tipologie dei negozi sono tante, tutte rispondono ad un’unica atavica logica levantina da prendere con allegria. I prezzi sono li per essere mercanteggiati. Se comprate al primo prezzo annunciato, il negoziante è deluso. Si attende, invece, un serrato confronto con l’acquirente in  cui vengono tirate fuori, da ambo le parti, tutte le ragioni per abbassare il prezzo e quelle opposte per mantenerlo. 


La sintomatologia più grave di questo fenomeno, di solito si presenta se commettete il passo falso di avvicinarvi troppo od entrare in un negozio di tappeti.  Il malcapitato acquirente viene avviluppato di salamelecchi e fatto accomodare e, mentre gli inservienti iniziano a movimentare i preziosi manufatti ed il proprietario ve ne descrive i pregi. E quanto più ve ne volete andare tanto più il negoziante vi narrerà le doti dei suoi prodotti e della storia della sua famiglia, inframmezzando il la litania con le ultime notizie del campionato di calcio italiano. Il tutto, ovviamente, nella vostra lingua, ed accompagnato da bicchierini di “chay” (il the turco) prontamente fatto intervenire a scopo propiziatorio a beneficio della estenuante trattativa. Alla fine, il povero acquirente si sente quasi in dovere di comprare qualcosa anche se non vuole  visto l’impegno profuso dal negoziante. Qui sotto due giapponesi caduti nella trappola oramai agli ultimi istanti di resistenza.



Sobrio pranzetto in una "lussuosa" bettola nello stesso Bazar con l’immancabile, e buona, çorba (minestra) di lenticchie condita con il limone.

e poi, dopo diverse ore,  lasciamo l’allegro Bazar. Male sorprese che che Istanbul ci riserva non sono ancora finite. Visto il tempo ancora incerto, nel primo pomeriggio,  Anna ci offre un giro in un Hammam. Noi maschietti sauna e bagno turco. Per Anna, oltre a quanto sopra, anche un pacchetto bellezza da vamp.



Ne usciamo tutti contenti di aver preso un po' di calore perché la temperatura continua a restare bassa.
Buona cenetta nel ristorante Buhara,  questa volta accompagnata da un pane caldo e pieno di aria, ottimo per tirare su la varie salsine che accompagnano i buoni piatti.


E poi due passi serali in compagnia dei muezzin, godetevi l'evento cliccando il link qui sotto,  e poi ninna. Oggi 7 chilometri a piedi.



==========================
Un po’ di simpatiche curiosità 


Questo bel paese ha le sue particolarità che mi fa piacere riportare.


I venditori di pannocchie e castagne
Sono dei chioschetti di colore rosso che cuociono all’impronto i loro prodotti con un fuoco alimentato a carbonella. Le castagne a differenza che da noi,  sono tagliate in modo tale che il frutto esce intero dal guscio senza alcuna traccia di buccia.





 Lustrascarpe e l’arrotino

Questi vecchi mestieri,  da noi spariti da anni, in Turchia ancora sussistono ed è facile imbattersi in artigiano che esercitano la loro arte.



Il the al posto del caffè 

La bevanda nazionale è il chay ossia il the.  Molto forte è servito in un bicchierino a temperatura di fusione. Ovunque vai vedi camerieri che lo portano con il loro vassoio caratteristico. Te ne viene offerto nei negozi ed al quarto o quinto chay nella giornata la nevatura s’intosta.




Il caffè con i fondi

Altra particolarità è il caffè. La miscela finemente macinata, viene fatta infondere il acqua bollente e poi servita nelle tazzine. Inevitabile che nella stessa tazzina vada a finire una cospicua dose di fondi. Per questo motivo occorre attendere almeno qualche minuto prima di berlo per consentire alla posa di depositarsi. In più attenzione a voler bere tutto dalla tazzina. Sotto c’è tutta la polvere depositata.


Il bidet

Gioia e miraggio di ogni viaggiatore. Potersi lavare senza dover fare necessariamente una doccia. Sinonimo di civiltà, i Turchi  sono in possesso di questo magico strumento,  opportunamente dislocato  nella stessa tazza del gabinetto per arrivare igienicamente dritto all’obiettivo.  Comodo, pratico, pulito. 



Le porzioni 

Occhio ad ordinare tanti piatti come potremmo fare noi con antipasto, primo, secondo, contorno, frutta e dolce. Ogni piatto è un pasto completo! 





I gelatai

Ottimi i gelati come del resto tutta la finissima pasticceria turca. Per via del freddo non ci siamo sentiti in animo di prenderne uno, ma siamo rimasti incantati su come i gelatai fanno sfoggio delle proprie abilità acrobatiche nel servire. Prendo a prestito da you tube un simpatico filmatino per farvi divertire vedendo dal vivo  di cosa sto parlando.


==========================

Venerdi 21 Marzo

Tempo freddino ma c’é finalmente il sole. Oggi è il giorno del nostro decimo anniversario di matrimonio ed il regalo che ci siamo fatti è la visita a Palazzo di Topkapi ovvero la reggia del sultano. Un complesso che,  nel corso dei secoli,  ha annoverato un numero incredibile di storie attinenti sultani, visir, dignitari di corte, mogli, concubine,eunuchi e schiavi. Fare una descrizione dettagliata di quanto visto visto sarebbe impossibile a meno di appesantire eccessivamente questo blog. Ci limiteremo ad una descrizione concettuale della struttura lasciando in prevalenza alle immagini il compito di far gustare gli aspetti artistici. 
 Topkapi non è un’unica costruzione tipica di un castello come intenderemmo noi occidentali, ma una cinta di mura che delimita un grande giardino nel quale trovano posto più padiglioni con varie funzioni. Sorto  nel 1400 ha ospitato la dinastia ottomana sino ai primi del 1900, esso rispetta il concetto costruttivo delle popolazioni nomadi dell’Asia da cui proveniva la stirpe.Ed  ecco il perché di questo spazio distribuito: ciascun padiglione rappresenta una sorta di tenda, in muratura, all’interno di un accampamento. Nel link di seguito la descrizione dei vari luoghi fisici. 

Eccomi, invece, a darvi una descrizione della  ragione dell'esistenza di questo monumento che rappresenta il  segno della cultura ottomana. Tutto si dirama dal concetto che il sultano  è una diretta emanazione del potere divino.

Un potere totalmente autocratico che, in molte occasioni, non esiterà di avvalersi di comportamenti crudeli. Si pensi, ad esempio, alla questione dell’ereditarietá della carica. Essa andava al primo figlio maschio venuto da una delle mogli del sultano. Tuttavia, i fratelli successivi, potevano costituire una minaccia, per cui, nel migliore dei casi, questi ultimi erano relegati in una condizione di “ gabbia dorata” con servi sordomuti ed un harem di concubine dalla quale non potevano più uscire sinché il sultano in carica fosse stato ancora in vita. Una condizione di inedia che spesso squilibrava la psiche dello sfortunato oramai avulso dalla realtà.  Ma non per questo sono mancati i fraticidi.
Subito dopo la figura del sultano veniva quel Gran Visir, diremo oggi un Primo Ministro. Figura che spesso tramava od era corrotta, per cui il sultano andava spesso per le vie spicce nel liberarsene. A vivere nel  ristretto entourage del sultano c’era la madre dello stesso, detta Valide Sultan. Essa era a capo dell’Harem e decideva vita morte e miracoli delle donne ivi recluse. La prima funzione dell’Harem era assicurare un figlio maschio al sultano da parte di una delle quattro mogli. La prima che avesse ottemperato a questo dovere avrebbe assicurato la prosecuzione della stirpe e con essa i favori del sultano. Potete immaginare le invidie e le trame all’interno del Palazzo per sovvertire certe situazioni. Appena sotto le mogli  c’erano le concubine e queste erano li apposta per consentire  i piaceri della vita al loro padrone. In fondo alla scala c’erano le odalische, deputate ai servizi più umili all’interno dell’Harem. Anche qui c’erano invidie e cattiverie per primeggiare e sperare in un benevolo sguardo del sultano. Le ragazze venivano strappate in giovane età dalle loro famiglie od inviate dalle stesse per far aver loro una vita migliore. Esse dovevano dimenticare il proprio nome, la propria famiglia, i propri affetti ed essere solo dedite alle esigenze del Palazzo.  Ad un solo uomo era consentito l’ingresso all’Harem e questo era il sultano. La stretta sorveglianza era assicurata da eunuchi di colore. Questo per consentire di individuare senza ombra di dubbio le ragazze che avessero avuto un rapporto non consentito. Restare incinte in questa situazione avrebbe significato la morte certa.
Come vedete una vita dura per chi non avesse avuto la ventura di essere nei favori del sultano. Il quale non si faceva mancare sontuosi banchetti e cerimonie per dimostrare il proprio potere.
Abbiamo visitato per prime le cucine della reggia. Un buon indicatore della ricchezza e dello sfarzo degli Ottomani. Impressionanti per dimensioni e preziosità dei servizi di posate e stoviglie



Si pensi che il personale cucina, nei tempi di massimo splendore dell’impero - a metà del 1600 andava da Vienna allo Yemen, come già anticipato - era composto ai oltre 1500 persone. Guardate la serie di camini utilizzati in cucina!



Altro indicatore dello sfarzo è la sala delle udienze. L’architettura dell’ambiente la dice lunga su cosa si volesse significare. Questa sala era destinata al ricevimento di delegazioni straniere. Per raggiungere questo luogo occorre ancora oggi percorrere un susseguirsi di porte e giardini che danno l’idea della distanza fisica che il sultano frapponeva tra la propria figura ed il resto del mondo. 



Arrivati in questo ambiente il sultano accoglieva gli ambasciatori seduto su un enorme divano mentre la delegazione portava i propri doni e dimostrava il proprio omaggio al sultano stesso abbigliato di eleganti abiti 



e di preziosissimi gioielli, unici al mondo.
I più famosi sono il diamante detto del Fabbricante di Cucchiai. Con i suoi 86 carati è considerato il quinto più grande al mondo (stime recenti fanno ritenere il suo vero peso più del doppio di quello ufficialmente riportato). È di una rara purezza e dal valore inestimabile: ha la forma di una goccia, ed è montato su argento dorato, incoronato da 49 diamanti più piccoli.


Tra le tante leggende si dice che la madre di Napoleone lo abbia venduto per consentire la fuga del figlio dall'isola d'Elba.

Non meno importante è il pugnale. Tale spettacolare gioiello è stato uno dei regali preziosi che Mahmud I (1730-1754) donò al potente conquistatore iraniano Nadir Shah, ma questo non ricevette mai il dono perché fu assassinato mentre gli ambasciatori erano in viaggio con il dono verso la corte di Persia. In questo modo il dono è stato restituito a Istanbul ed è diventato una parte dei tesori del Palazzo Topkapi. 

E che dire ancora delle infinite serie di gioielli, armature, troni, medaglie, orecchini, collane ....







Ancora ci sarebbe tanto da dire ma andremmo troppo per le lunghe. Spero che queste poche righe abbiano fornito almeno un’idea del potere e della magneficenza della dinastia ottomana.


Nel pomeriggio ci spostiamo sempre a piedi al  Bazar delle Spezie. Anche qui l’allegro via vai di avventori, spezie, cibo, profumi, dolci, frutta secca proposti con grande gusto, direi quasi con arte.




Volevamo concludere questa bella giornata  - come detto oggi ricorrevano  i 10 anni di matrimonio -  con una bella cenetta ma, una volta seduti,  siamo incappati  in un ristorante che non serviva vino. Purtroppo abbiamo accompagnato le pietanze con del the, ma siamo stati bene lo stesso. Oggi 13 chilometri a piedi.



==========================
La cucina turca

Fermiamoci di nuovo nel racconto delle nostre gesta per parlare della cucina turca. Le persone poco avvezze a viaggiare possono esibire dei dubbi circa le abitudini alimentari di questa regione pensando all'uso smodato di sapori forti e di spezie. Al contrario, i piaceri della tavola calzano perfettamente con i nostri gusti mediterranei. Grande uso di verdure, di pesce, di carni ed ottimi dolci. In realtà, la cucina turca attuale trova le proprie radici nelle culture con cui l'Impero Ottomano è venuto in contatto. C'è quindi molto della cucina mediterranea, ma anche qualcosa di balcanico e di asiatico. Riporto di seguito alcuni piatti che ho trovato molto gustosi e di ho trovato la ricetta in italiano. La colazione è di solito costituita da formaggi, serviti con marmellate e miele, pomodori freschi o pomodori secchi, olive, uova sode, cetrioli, insalate profumate di aneto. I pasti sono preceduti da "mesè" ovvero degli antipasti.In particolare mi sono piaciuti molto i Börek,


 
Sono degli involtini di pasta fillo  ripiena di formaggio e prezzemolo. Ricetta facile è reperibile su https://www.youtube.com/watch?app=desktop&v=I61pPr2OjyQ 
Le portate dei pasti principali comprendono carni e pesce con dei sapori molto vicini ai nostri.
I Turchi amano molto la carne di ovino ed anch’io condivido questo gusto. Per gli amanti della cucina suggerisco la non facile ricetta dell’Adana Kebab reperibile tramite questo fimatino di you tube.




==========================
Sabato 22 Marzo

Giornata serena e senza vento. Lasceremo il centrale quartiere di Sultanhamet per altre destinazioni fruendo dei mezzi pubblici. E qui colgo l’occasione per parlare dei mezzi pubblici (autobus, tram, metro e vaporetti) di Istanbul. Se ci si ferma più giorni conviene comprare la “Istanbul Card” ossia un mini abbonamento ottenibile con credit card presso qualunque fermata. In più, da poco, è possibile acquistare i biglietti direttamente al tornello semplicemente appoggiando la propria carta di credito contactless. Insomma, per farvela breve, con quattro soldi, siamo andati sulla sponda asiatica di Istanbul .
A piedi siamo arrivati all'imbarco traghetti di Eminonu. 
Di li con il traghetto siamo andati a Kadikoy e,successivamente, siamo rientrati e poi di nuovo sulla sponda europea a Batash.

 A Kadikoy abbiamo camminato in un ambiente molto più rilassato del quartiere centrale del nostro albergo. Nessun monumento di rilievo, ma un simpatico mercato rionale molto poco turistico, grossomodo situato in questa posizione https://maps.app.goo.gl/3aUMkZoyiSbLWQvu9

Ci siamo imbattuti in un vicoletto dei rigattieri e li Anna ha trovato un bell’anello che è stato il regalo per il nostro anniversario di matrimonio.

Pranzetto in una bettola del mercato con dell’ottima pizza turca e poi un ottimo approfondimento della finissima  pasticceria turca in un esercizio nei dintorni. 

Come anticipato, riprendiamo il battello ed in venti minuti da Kadikoy arriviamo a Batash e di li, con un tassista un po’ truffaldino, arriviamo  a piazza Taksim. Di qui  percorriamo   l’Iskital Caddesi,  una delle vie pedonali più frequentate di Istanbul sino a Karakoy. Volevamo vedere il tramonto dalla Torre di Galata, ma siamo davvero stanchi. 
Ci imbarchiamo su un ricco T1 (il tram che collega Karakoy con l’albergo) e rientriamo per una rapida lavata, riuscire per cena - gentilmente offerta da Franco e Betty come dono per il nostro anniversario - e crollare a ninna.
Oggi 15 chilometri a piedi.

Domenica 23 Marzo
Giorno di partenza, ma impieghiamo gradevolmente le due ore dall’uscita dall’albergo al trasferimento verso l’aeroporto. Ci facciamo un giretto nel vicino Arasta  Bazar, dove ci restano appiccicate un po’ di spezie ed una bella mappa delle terre conosciute. 

Una gioia vedere con la luce del sole i tappeti dagli sgargianti colori.




Firmo un paio di autografi a delle mie ammiratrici dell’Usbekistan   
E poi  lasciamo l’albergo con il solito servizio di minivan con ben quattro ore di anticipo. Certo ci vuole un’ora di strada per arrivare ma che faremo in aeroporto  tre ore in attesa del volo?
Ebbene, l’anticipo suggeritoci dall’albergatore ci stava tutto. L’aeroporto di Istanbul è davvero grande ed il flusso di passeggeri non è affatto inferiore a ha nulla a quello dei grandi aeroporti americani od europei. Abbiamo effettuato ben quattro serie di controlli separati. Il primo, di sicurezza,  per entrare nell’aerostazione. Il secondo di verifica della carta d’imbarco, un terzo per le pratiche doganali ed, infine, un ultimo e più approfondito controllo di sicurezza. Ciascun controllo corredato dalla rispettiva fila, quindi prendetevi anche voi un largo anticipo sulla partenza. Anche perchè gli spostamenti non sono cosa da poco in questa enorme struttura.
 Tre orette di volo, ma riguadagnamo le due ore di fuso per cui partiamo da Istanbul alle 16:20 ora locale ed atterriamo alle 17:20 ora di Torino.
E in serata bello spaghettino a casa! 


Conclusioni
Bel viaggio. Vale assolutamente l'impegno di andare e scoprire. C'ero stato diverse altre volte in anni passati ma ogni volta questa città lascia un buon sapore in bocca. Non escludo ulteriori approfondimenti, magari includendo i segreti della Cappadocia.

Bibliografia
Prima della partenza raccomanderei la lettura di almeno uno dei seguenti tre libri:
  • Istanbul di Corrado Augias
  • Il Divano di Istanbul di Alessandro Barbero
  • Istanbul di Orphan Mamuk

Sitografia

Se vuoi leggere qualche altro racconto clicca qui sotto