2026, un anno particolare: Anna compie 60 ed io "diversamente più giovane di lei di 10 anni😃", ne compio 70.
Aspettare oltre per fare un importante viaggio in territori lontani non era saggio, per cui eccoci addivenire già in primavera alla decisione di andare in Mongolia in autunno.
La molla di tutto da una parte il desiderio di muoverci in panorami naturali incontaminati e, dall'altra, il sogno di poter vedere con i nostri stessi occhi il "Festival delle Aquile" che si svolge ai primi di ottobre nell'estremo Ovest del Paese e consiste in gare di caccia tra falconieri, proprietari appunto di aquile addestrate all' attività venatoria. Una occasione irripetibile per fare belle foto.
ORGANIZZAZIONE
A differenza di altri viaggi qui non c'è stato molto da pianificare. Il paese infatti, non consente spostamenti individuali. Tante, anzi troppe le barriere. In primis la lingua - i locali, quando va bene, parlano come lingua straniera soltanto il russo. E nelle zone rurali neanche quello. Occorre considerare la scarsa affidabilità - anche la stessa inesistenza - dei mezzi pubblici. Impensabile poi l'affitto di una macchina per effettuare spostamenti autonomi su tracciati spessissimo su sterrato. E talvolta neanche quello! Ci siamo rivolti allora ad una tra le migliori Agenzie di Viaggio di Torino, Kel 12, che ci ha offerto quello che stavamo cercando di più: un giro per i selvaggi Monti Altai, un'escursione attraverso le disabitate montagne dell'Ovest e la possibilità di vivere da vicino l'esperienza di veder operare le succitate aquile addestrate alla caccia.
IL PROGRAMMA DI MASSIMA
Il programma ha previsto un volo da Malpensa a Ulan Bator via Istanbul di quasi 8000 km
Ed ecco qui sotto il giro che avremmo fatto negli Altai, come anticipato, proprio all'estremo lembo Ovest della Mongolia, ai confini con Russia e Cina. Siamo partiti e rientrati su Olgii, ed il tracciato è stato in massima parte su sterrato.
Prima della partenza abbiamo dovuto però provvedere a prendere dell'attrezzatura adatta. In autunno le temperature in quota oscillano tra una massima di 10-15 gradi ad una minima di-5. Nel previsto pernottamento in "gher" (la capanna smontabile della tradizione nomade mongola) un sacco a pelo adeguato avrebbe certamente fatto piacere!
Naturalmente, contestualmente all'acquisto del pacchetto, abbiamo fatto un'assicurazione sanitaria con copertura completa.
Sempre prima della partenza, naturalmente, non è potuto mancare uno studio preventivo del percorso proposto dall'Agenzia servendoci della insostituibile guida Lonely Planet.
Breve storia della Mongolia
La Mongolia è sempre stata terra di nomadi a cavallo. Il clima duro e le praterie infinite hanno forgiato popoli guerrieri organizzati in tribù: Unni, Rouran, Turchi, Uiguri. Il primo vero impero è quello degli Xiongnu, III sec a.C. - I sec d.C.
Erano il terrore della Cina Han. Per fermarli i cinesi iniziano a costruire la Grande Muraglia. Dopo gli Xiongnu, per mille anni si alternano khanati turchi e uiguri. Intanto arriva il buddhismo tibetano, ma i culti ancestrali delle popolazioni nomadi ovvero lo sciamanesimo tengrista resta la fede dominante.Nel 1206 Temujin unifica le tribù e prende il nome Gengis Khan, "Sovrano Oceanico".
Alla morte nel 1227 l’impero va ai figli: Ogedei completa Cina nord e invade l’Europa: 1241 distrugge Polonia e Ungheria. Il resto dell'Europa si salva solo perché Ogedei, terzo figlio di Gengis Khan e suo successore, muore e i generali tornano per eleggere il nuovo Khan. 
Il prescelto è Kublai Khan, nipote di Gengis, il quale fonda la dinastia Yuan in Cina 1271. Le sue immagini infatti, hanno tutte una chiara connotazione cinese
Interessante un confronto tra i due grandi personaggi nella storia mongola appena citati. Gengis è il genio militare. In 20 anni prende più terra di Alessandro e Cesare messi insieme. Ma rade al suolo Merv, Samarcanda e Baghdad.
Kublai è il politico. Capisce che per tenere la Cina non basta il cavallo. Si veste da cinese, sposta la capitale a Khanbaliq/Pechino e diventa imperatore a tutti gli effetti. È il primo a unificare tutta la Cina dopo 300 anni.
Gengis muore a cavallo, durante una campagna. Il suo testamento: "Continuate a conquistare".
Kublai muore nel proprio Palazzo d’Estate di Shangdu = Xanadu di Coleridge. Governa da scrivania, non da sella.
Infine, Gengis distrugge città. Khublai, consentirà, invece, la Pax Mongolica che farà viaggiare sicuri merci, idee e... anche la peste. Costruisce, inoltre, il Grande Canale una colossale opera ingegneristica che facilita i trasporti e gli scambi su acqua, diffonde la carta moneta, porta astronomi persiani a Pechino, accoglie Marco Polo aprendo i contatti con l'Occidente. Questi gli effetti della "Pax Mongolica".
Venendo a mancare Khublai Khan il regno, troppo grande, si spezza in 4 khanati che si fanno guerra. 1368 i cinesi Ming cacciano i Yuan. I mongoli tornano nella steppa.
1990 crolla l’URSS e, conseguentemente, la Mongolia effettua una svolta democratica e pacifica. Ovvero, la Mongolia diventa democrazia multipartitica, economia di mercato. Oggi è stretta tra due giganti: Cina compra il 90% del carbone/rame mongolo. La Russia fornisce tutta l’energia. Per non farsi schiacciare Ulan Bator gioca la "politica del terzo vicino": accordi con USA, Giappone, Corea, UE. Problemi attuali: quasi il 50% della popolazione ancora nomade, ma la capitale scoppia con inquinamento da ger e ger-town. C'è poi il problema della forte dipendenza dalle materie prime anche se il paese possiede miniere di rame tra le più grandi al mondo e terre rare. Fanno, infine, parte di questo quadro sociale la corruzione ed il problema dell'alcolismo.
La cultura mongola
Come vedremo nel viaggio, vi sono dei punti di riferimento che caratterizzano il pensiero mongolo. Riferimenti che provengono proprio da quella lunga storia fatte di conquiste e di invasioni che ho appena descritto.
Il primo di essi è il richiamo verso il nomadismo e la vita in Ger. Anche oggi, infatti, più del 30% della popolazione vive spostandosi 2-4 volte l’anno seguendo i pascoli. La casa è appunto la ger, tenda rotonda di feltro. Si monta in un paio d' ore e resiste da -40°C a +40°C. Sempre orientata a sud, ospita al proprio l’altare degli antenati nella parte a nord. Il cerchio rappresenta il cielo, Tengri. Al centro la stufa: è sacra, ci si cucina, ci si scalda, si fa passare l’inverno.Gli animali sono 5: cavallo, cammello, yak, pecora, capra. Il cavallo è tutto: mezzo, status, amico. Un detto dice "Un mongolo senza cavallo è come un uccello senza ali". A 3 anni i bambini sanno già cavalcare. Enel Festival delle Aquile avremo modo di constatarlo.
Altro aspetto caratteristico è l'attaccamento verso manifestazioni che comprovino la propria forma fisica. Il Naadam, infatti, è la festa nazionale a che si celebra a luglio con tre prove canoniche: "i tre giochi virili" - lotta, tiro con l’arco, corsa di cavalli. Nella lotta non ci sono categorie di peso. Il vincitore fa la danza dell’aquila. Nell’arco tirano anche donne e bambini. I cavalli corrono 15-30 km montati da fantini di 6-12 anni.
Il senso della religione, il tengrismo, si basa su Cielo, Sciamani e Buddha, ossia il culto del Cielo Eterno, Tengri. Sciamani comunicano con spiriti della natura. Ogni montagna, fiume ha il suo ovoo, cumulo di pietre con bandiere blu. Ci giri intorno 3 volte e lasci un’offerta.Dal 1500 domina il buddhismo tibetano. 1/3 dei maschi era monaco prima del 1930. Oggi questo attaccamento alla tradizione religiosa dopo la lunga sudditanza nei confronti della Russia Sovietica, sta rinascendo: monastero di Gandan a Ulan Bator è pieno di lama. Le due fedi convivono: vai dal lama per i riti, ma anche dallo sciamano per parlare con gli antenati.
Infine, per i Mongoli, sono molto importanti i valori relativi alla famiglia, al clan ed alla Natura e la discendenza segue la linea patriarcale. Esiste un gran rispetto per la Natura: non si può sporcare l’acqua e scavare la terra senza motivo. La steppa ti dà tutto e non la si può quindi offendere. Solidissima la tradizione del rispetto di Gengis Khan: egli non è solo storia. È modello di coraggio, lealtà, legge. La Yassa il suo codice.
Altra caratteristica da attendersi è la disparità di distribuzione abitativa e dei servizi. Oggi ad Ulan Bator vive quasi 1,6 milioni di persone su una popolazione di 3,5. Per cui in città c'è un quadro urbano costituito da grattacieli, grandi condomini contornati da ger in periferia. Ma se esci 50 km trovi ancora nomadi che vivono come 800 anni fa, solo che hanno pannello solare e moto al posto del secondo cavallo.
IL VIAGGIO
Ed è arrivato il gran momento.
Mercoledì 30 settembre
Svegliataccia alle 4:30 per essere a Malpensa alle 7. Oggi si parte per la Mongolia!
Buona parte del gruppo KEL12 si incontra nell'aeroporto milanese mentre altri partecipanti si ricongiungono direttamente a Istanbul. Ed il gruppo prosegue con un lungo volo notturno per arrivare a Ulan Bator.
==================================
Il gruppo
12 prodi avventurosi e due accompagnatori: il paziente Uliano di Torino e la signora Deggy, guida locale.
Giovedì 1 ottobre
Alle 7:30 l'aereo arriva ad Ulan Bator accolto da una giornata strepitosa.
Sulla strada per la città Uliano ci illustra alcuni importanti aspetti della vita di questo paese.
==================================
Ulteriori peculiarità della Mongolia
Configurazione politica: la Mongolia è una repubblica semi-presidenziale parlamentare democratica. È considerata una delle poche democrazie complete in Asia centrale, nonostante sia stretta tra Russia e Cina
==================================
Proseguiamo poi per Museo Nazionale di Storia Mongola dove https://maps.app.goo.gl/PHxfqzv7ugavNTYh6 iniziamo ad assaggiare la natura fiera di questa popolazione.
Rientriamo in albergo molto stanchi e decidiamo di cenare in stanza prestissimo e recuperare il sonno perso.
Venerdì 2 ottobre
Crudele sveglia alle 2 di notte.
Atterriamo nel piccolo aeroporto il cui avvicinamento è privo di qualunque radioassistenza.https://maps.app.goo.gl/abUEXPSqfW33AJho9 Fortuna che il tempo è perfetto per il volo a vista e, quindi, atterriamo senza nessun problema.
Arrivati in albergo ci concediamo un paio d'ore di sonno e poi partiamo per visitare il Centro Culturale dei Cacciatori con aquile.https://maps.app.goo.gl/jdKhYgY9oFG7hyRF9
L'addestramento, che dura almeno tre anni, inizia con la cattura di pelli di volpe arrotolate e trascinate sul terreno per poi passare a piccoli animali. Per evitare che l'aquila mangi l'animale catturato, viene fatta vomitare con un apposito bastoncino e poi ricompensata con premio datole dal proprio padrone.
Mentre ci spostiamo per andare a pranzo ci imbattiamo in un gregge di cammelli al pascolo
Nel pomeriggio
=================================
Come è fatta la Ger
Il posto d’onore all'interno della ger èil dakh o hoimor che è sito verso il nord. Al contrario la porta guarda verso sud. Nel dakh trovano posto l’altare di famiglia, le statuette buddhiste, sciamaniche, le foto degli antenati, la bandiera mongola e gli oggetti sacri. Vicino a tali oggetti c'è il letto matrimoniale degli ospiti più importanti o del capo famiglia. La disposizione delle persone all'interno della ger deve rispettare una vera e propria gerarchia. Nella parte nord siedonol'ospite d’onore, gli anziani,i lama e gli uomini più importanti che però non devono mai toccare od appoggiarsi sul retrostante altare. Il lato ovest o baruun è il “lato maschile”, riservato agli uomini della famiglia e agli ospiti maschi. Qui si tengono le armi, le briglie, gli attrezzi. Il lato est o zuun è il “lato femminile” ed è riservato alle donne. Qui c’è il focolare, le pentole, il latte, i prodotti caseari.Vicino alla porta od uurd èil posto per i più giovani, i servi, chi arriva. Ci si tolgono gli stivali e si sta in piedi finché non si viene invitati avanti.Vi sono poi altre regole da seguire. Non passare tra il focolare e l' hoimor. Tagliare quella linea è maleducazione grave.Non dare le spalle all’altare ed entrare con il piede destro. Non toccare la soglia, che è sacra.Quindi: se ti fanno sedere in fondo alla ger, ossia dall'altro lato di fronte alla porta, vicino all’altare significa che ti stanno trattando come ospite di massimo rispetto.
=================================
Sabato 3 ottobre
Oggi è il gran giorno perché inizia il Festival delle Aquile! https://maps.app.goo.gl/irXhdiFhCY5V2crF6 Prendiamo il fuoristrada e ci dirigiamo verso una zona ad una mezz'oretta di macchina a sud di Olgii. Troviamo un bel po' di gente ma, fortunatamente, la nostra agenzia aveva prenotato delle sedie in prima fila e delle coperte.
Pieno di cacciatori orgogliosi dei loro animali e di turisti desiderosi di farsi ritrarre con l'aquila sul braccio.
https://youtube.com/shorts/5W7JBYdtVKs
sono consistiti nella cattura di una pelle di volpe da parte di un'aquila, situata su una collina, richiamata dal proprio padrone a cavallo, in moto nella pianura sottostante.
Dopo pranzo è stata la volta degli arcieri. Riuscivano a colpire un oggetto della grandezza di una boccia con degli archi senza nessun sistema di puntamento.
Questo primo giorno di festival si è infine concluso con la specialità "raccolta moneta". Il cavaliere, al galoppo, restando sempre in sella, deve inchinarsi pericolosamente verso il terreno e raccogliere una pietra ivi posta dalla giuria.
Domenica 4 ottobre
Ripartiamo per l'ultima giornata di festival. A differenza di ieri oggi c'è un sole radioso e le temperature molto più tollerabili ed i colori nelle foto molto più vividi.
Il primo round prevede il richiamo dell'aquila sul braccio del falconiere attratta dal richiamo familiare e da un gustoso bocconcino di carne.E nello svolgimento delle gare, anche oggi, se ne sono viste delle belle! Aquile che invece di andare dove dovevano hanno approfittato della conquistata liberta’ per farsi un bel giro altrove, altre ancora che si sono fermate a meta’ strada a prendere i sole sulle rocce delle colline circostanti, una, addirittura, non e’ neanche partita.
Si è trattato di una gara in cui una cavallerizza (moglie) picchiava il proprio marito, tutto questo mentre entrambi sono in un galoppo forsennato.
filmatini ?Infine abbiamo assistito alle gare di tiro alla capra. Ovvero due cavalieri si contendono una capra morta effettuando spericolate peripezie equestri.
Lunedì 5 ottobre
Oggi lasciamo la civiltà per entrare nel silenzioso mondo dei Monti Altai. Il cielo nuvoloso sembra quasi accentuare la solitudine cui andremo incontro. A farci l’antifona di quel che ci aspetterà nei giorni prossimi è la “superstrada” che collega Olgii con Ulan Khur https://maps.app.goo.gl/3cNoWaomU4Re7Mvo9 e che poi ci porterà alla zona dei petroglifi di Tsagan Saal https://maps.app.goo.gl/Cs7tUYJzyEuEaS1s9.
Questo approssimativamente è il percorso
Vi faccio vedere un’immagine che può far capire meglio quanto possano essere complicati gli spostamenti su Monti Altai.
Qualche sosta qua e là
E, per ora di pranzo, ci fermiamo in una radura dove pascolano indisturbati gli yak.https://maps.app.goo.gl/eLW99HVQyMMCY4mh6 La brucatura delle poche sterpaglie è talmente precisa che sembra fatta con una macchina.
Dopo un ulteriore dove di sbatacchiamenti sulle piste arriviamo, infine, al Lodge posto all'inizio della vasta zona detta Tsagaan Saal posta a 2500 metri.
Come vedete luogo molto rumoroso ed in pieno centro città...https://maps.app.goo.gl/Az787kmByoHEtN496
La sistemazione è spartana, ma è caldo e tutti si accomodano con il sacco a pelo su un materassino posto pavimento. Quello sarà il giaciglio per la notte.Al tramonto facciamo la tanto attesa passeggiata tra i petroglifi. Risalgono all'era del bronzo tra il 10.000 ed il 5000 avanti Cristo. Riproducono animali e scene di caccia
Cena allegra, riscaldata da un buon Cabernet, in cui Anna ci ha narrato le sue peripezie in sala parto e Maurizio le sue avventure in Perù e Madagascar.
=================================
Airag: latte di cavalla fermentato, leggermente alcolico. Lo offrono sempre all’ospite. Rifiutare è offesa grave.
Buuz: ravioli di montone al vapore, piatto nazionale.
Suutei tsai: tè salato con latte e burro. Calorico, anti-freddo.
=================================
Bella giornata. I colori, a differenza di ieri, sono tornati intensi. Dopo una consueta colazione mongola (brodo, montone e ravioli di carne fritti) preparata dalle nostre cuoche
sbaracchiamo il lodge ma prima di partire ci vediamo l'ovile in cui sono contenute le capre con cui si fa la maglieria in cashmere e la mungitura degli yak.Proseguiamo per pianure, guadi e piccoli passi sempre attorno ai 2500 metri. Sulle cime circostanti della selvaggina abilmente mimetizzata
Il percorso previsto è il seguente:
Qualche sosta strada facendo, nonostante il freddo pungente, giusto per sgranghirsi le gambe
E per pranzo ci fermiamo presso un bel lago e facciamo un pic nic tra dei giovani alberi. https://maps.app.goo.gl/RxotZvdrJ28o1bNz7I colori ed il panorama lasciano senza parole.
Nel pomeriggio ci dobbiamo però fermare perché una delle macchine accusa un problema di convergenza.
Proseguiamo e ci fermiamo a vedere un cimiterino musulmano nel mezzo del niente. Così vuole la tradizione mussulmano kazaka
Ed infine arriviamo al nostro lodge presso il lago di Khoton Nuur. Dormiremo nuovamente in sacco a pelo in una gher posta sulle rive del lago. https://maps.app.goo.gl/hubUGHeKPa68LYfXA
Tantissime stelle, tutte visibilissime.
Mercoledì 7 ottobre
Durante la notte nella gher è scesa la temperatura. Ma qualcuno è venuto all'alba a mettere legna e da ghiacciaia è divenuta sauna. Io ero vicinissimo alla stufa e sono dovuto uscire dal sacco a pelo ed iniziare a spogliarmi. Però approfitto per fare un bello scatto della ger illuminata dal fuoco.
Il percorso previsto è il seguente:
Quando partiamo il cielo è basso e le cime attorno, poco più alte di noi, sono innevate. Il nevischio ogni tanto compare anche sul parabrezza. Il primo stop è un sito dove si trova un grande petroglifo. https://maps.app.goo.gl/gjXEp45uV9v5ow4h9
Ad arricchire questa fermata uno stormo di cigni selvatici in migrazione dal nord verso sud.
Proseguiamo la circumnavigazione del lago per vedere delle gher smontate. C'è un bosco di larici di colore bruno, il cielo è bianco perlaceo, il vento forte. La temperatura è -11°C ma l'aria è secchissima. Silenzio assordante.Le ger smontate per l'imminente arrivo dell'inverno danno una forte connotazione di solitudini, di lontananza.
https://maps.app.goo.gl/tJmzUo6B57WejxqE7

Procedendo verso Olgii buchiamo una gomma, prontamente sostituita,

ed arrivo e, dopo due giorni di vita brada senza poterci lavare, meritate abluzioni in un buon albergo ad Olgii e, visto il ventaccio freddo che si era levato, piacevolissima cena in albergo.
Giovedì 8 ottobre
Iniziamo la giornata con la visita al piccolo ma ricco Museo di Olgii.
Oltre ad alcuni babal posti a guardia dell'ingresso lì possiamo trovare la fauna, i personaggi mongoli importanti ed i costumi di questa parte del paese.
Vedetevi il filmatino, è interessante!
https://youtube.com/shorts/zJG58FSWxQ8
Rapido giro al locale Museo di Khovd, molto centrato sulla cultura kazaka che è tipica di questa zona, sempre ricco di dettagli da apprezzare.
E quindi procediamo verso il piccolo aeroporto locale dove riaffiorano vecchie glorie della aviazione civile mongola
Arriviamo a Ulan Bator e la prima tappa è il mitico Gobi, outlet del cashmere, un vero paradiso delle signore. https://maps.app.goo.gl/S4MJYUCJnjM7KSfC6
Abbiamo dato una gran bella mano all’economia mongola con l’acquisto di numerosi capi in cashmere effettuato da tutte le gentili componenti del gruppo.
Siamo quasi al tramonto e la città ci riserva il suo trattamento: traffico, centrale a carbone che sbuffa fumi, urbanizzazione selvaggia, condotte fuori terra, linee elettriche fatiscenti.
Cena con una buona bistecca anche se il locale potrebbe essere un po' meno appariscente...
=================================
Le cose buffe
Andare in giro in gruppo significa un po' tornare sui banchi di scuola. Con i social, poi ...è un'attimo che venga coinvolta anche la stampa internazionale!
=================================
Sabato 10 ottobre
Iniziamo la giornata con la visita al Monastero di Gandan. Uno dei più importanti monasteri in cui si svolgono funzioni.
https://maps.app.goo.gl/BpwWed5otmhAzGMYA
Proseguiamo per un ulteriore fabbricato che contiene al proprio interno una statua del Buddha alta almeno 26 metri.
Nel visitare questo Museo va considerato che la cultura mongola è fondamentalmente nomade, per cui non vi sono estesi manufatti in pietra come le città, quanto piuttosto una serie di reperti di oggetti di uso comune, o quasi, che però forniscono bene l'idea della vita in quelle epoche. Naturalmente per la descrizione dettaglia di ciascun oggetto e del relativo periodo storico occorrerebbe un libro, per cui mi limitero’ a menzionare gli oggetti che mi hanno colpito di piu’, rispettando pero’ il criterio cronologico definito dal Museo.
La presenza dell'uomo in questa parte della terra, come abbiamo visto dai petroglifi, risale a diverse migliaia di anni prima di Cristo ma le prime datazioni che riguardano la formazione di una "nazione mongola" risalgono solo al secondo secolo avanti Cristo con la dinastia dei Xiongnu. La durata di questa è di circa 400 anni ed ha dato prova di un elevato livello di civilizzazione.
A questa epoca risale questa splendida fibbia in oro e pietre dure e tondo ornamentale
A queste popolazioni, nel 550 d.C. sino circa al 745 si sono poi sostituite etnie provenienti dalla Turchia ed il reperto di seguito illustrato è una prova della raffinatezza e capacità creativa di queste genti.
Qui una maschera funeraria in argento di quell'epoca.
Arriviamo così al 1206 data di fondazione dell'Impero di Gengis Khan. Le continue conquiste militari, portate avanti con moderne tattiche di guerriglia
ma anche con intelligenti trattative diplomatiche, espandono sempre di più i confini per cui vengono sviluppati sistemi di gestione particolarmente avanzati per l'epoca. L'introduzione della moneta,
Le innovazioni vengono ulteriormente consolidate da Khubilai Khan, nipote di Gengis e l'Impero Mongolo raggiunge il suo apice confinando ad Ovest con i Balcani ed ad Est con i confini orientali della Cina.
Arriviamo infine all'ultimo piano in cui c'è una statua in rame placcato in oro di Gengis Khan. La statua è stata realizzata da orafi fiorentini utilizzando 70 chili d'oro forniti dal governo mongolo. Si entra nella sala dopo essersi coperti le scarpe e, nell'uscire, è obbligatorio non dare le spalle alla statua. I Mongoli, addirittura, si genuflettono.
Musiche mongole spesso caratterizzate da canto gutturale che le rende davvero particolari.
Domenica 11 ottobre
Sveglia crudele alle 4:45 ed alle 6:20 siamo in aeroporto per l'imbarco per Milano via Istanbul. Prima di arrivare a bordo salutiamo Uliano che, con tanta pazienza e tanta passione, ha guidato l'impresa.
CONCLUSIONI
L'idea di fare questo viaggio è stata quanto mai azzeccata. Abbiamo potuto vedere posti e conoscere aspetti in prima persona di cui, altrimenti, avremmo potuto soltanto sentire parlare. Certo, non è un viaggio per chi ama esclusivamente la vita comoda, ma la ricchezza che i panorami sconfinati, i colori, il silenzio ed il sorriso della gente abituata a vivere alle dure condizioni, ci hanno ampiamente ripagato dei disagi.
Concludo, e concordo, con le parole di Uliano: la Mongolia non va vista ma va sentita.
Libri consigliati
- L'orda,come i Mongoli cambiarono il mondo di Marie Favereau
Sitografia
- Marco Polo di Marina Montesano
Se vuoi leggere qualche mio altro racconto di viaggio clicca qui sotto
https://blogbattaglia.blogspot.com/2018/05/i-miei-viaggi-piu-belli.html





























































































































.jpg)









.jpg)
.jpg)


.jpg)
.jpg)


.jpg)






