giovedì 29 agosto 2019

ISLANDA AGOSTO 2019

Bandiera islandese



I protagonisti 


Questa volta Anna ed io ci siamo centrifugati in un'isola lontano da tutto e da tutti, molto più vicina alla Groenlandia che non alla vecchia cara Europa. E', infatti, l'Islanda la nostra destinazione. 


 Ma questa volta, vista  non siamo soli, bensì viaggiamo con l'Agenzia 90 Est di Milano. Una scelta che si rivelerà vincente, poichè, altrimenti, non avremmo potuto vedere quel che abbiamo visto.
La nostra guida è Paolo, geologo con alle spalle anni di esperienza in Islanda


Paolo è stato coadiuvato dalla giovane Laura, biologa marina 

Ed ecco  gli altri venti meravigliosi compagni di viaggio 

 
Completano il team il signor Ingo, che ha preso cura delle macchine e degli aspetti logistici

 

ed  Otti, il cuoco della spedizione.



e, naturalmente, le cinque vetture fuoristrada, indispensabili protagoniste di tutti i nostri arditi spostamenti. Vetture routinariamente condotte da noi componenti del gruppo.



Il  giro nel suo insieme

Il viaggio è stato focalizzato sulle bellezze naturali dell'isola. Fondamentalmente siti di interesse geologico e paesaggistico. Se si escludono le aree polari questi territori ospitano i più estesi ghiacciai del Pianeta, vasti deserti sabbiosi e rocciosi e imponenti
manifestazioni vulcaniche, sorgenti calde naturali e montagne dai colori sgargianti.
Come si vede nella cartina l'itinerario è passato nella inospitale, ed al tempo stesso, stupefacente, zona degli altipiani. Li l'accesso è consentito a mezzi fuoristrada di notevoli prestazioni non disgiunto dall'indispensabile conoscenza puntuale del luogo ed i suoi rischi. Molti i guadi, molte le piste  da intraprendere solo in determinati periodi dell'anno ed in determinate ore.


L'approccio al viaggio

L’Islanda è dunque una terra selvaggia  e la presenza umana si riduce fino ad annullarsi nelle zone interne. Zone che sono state proprio quelle di maggior interesse, in quanto consentono di avere una chiara idea dei fenomeni vulcanici succedutisi nei millenni.
Per quanto sopra il periodo trascorso in Islanda, in compagnia dei nostri amici non è stata una "vacanza" nel senso stretto della parola, quanto piuttosto una vera e propria - ed emozionante - esplorazione. Il che ha comportato l'essere  disponibili ad accettare, talvolta,  le situazioni che sono quelle proprie di ambienti disabitati. Camerate in rifugi, assenza di energia elettrica ed acqua calda, limitato  numero di servizi igienici, dare una mano nel vettovagliamento. Ma questo piccolo sforzo di adattamento ci ha fruttato una splendida esperienza.



Sabato 3 
Partiamo con Anna da Torino nel tardo pomeriggio e, durante lo scalo a Monaco, ci facciamo una bella cenetta tedesca e ci godiamo un bel tramonto.




Proseguiamo in  verso l’aeroporto di Reykjavík Keflavík, ma qui, la luce, almeno sopra le nubi, è ancora forte pur essendo mezzanotte.

Ci trasferiamo alla guesthouse dove trascorrimamo la notte  in guesthouse nei sobborghi di Reykjavík. 
  
Domenica 4 

La mattina inizia con la conoscenza dei nostri compagni di viaggio, una lauta colazione e con un briefing di Paolo che ci illustra le modalità del viaggio.

Il viaggio vero e proprio inizia oggi con la visita del cosiddetto Circuito d’Oro che racchiude tre elementi simbolo del panorama islandese.
La prima visita è al Parco Nazionale di Þingvelliril. 

Qui apprendiamo che per l' Islanda passa la Dorsale Medio Atlantica. Ovvero una profonda spaccatura nella crosta terrestre che alimentata da fenomeni vulcanici profondi, fa si che i due lembi che la compongono, quello del americano e quello del continente europeo, si allontanino in direzioni opposte.


 



visivamente l'effetto è impressionante. E' proprio così!


In passato , parliamo dell'anno 1000 dopo cristo, questo spettacolare luogo era usato dal proto "parlamento" isladense   per le proprie riunioni.
Ricordo di un servizio di alberto Angela che parlava di stupefacenti immersioni in muta  stagna caratterizzata da acque cristalline. Questo perchè le acque sorgive, provenienti dai ghiacciai vicini, sono filtrate dalle sabbie e, dunque prive di qualunque impurità.

Lascio questo luogo con in cuor mio un po' di rammarico. Avrei volentieri fatto un'immersione così emozionante.
Proseguiamo poi verso il  geyser di Strokkur  
https://goo.gl/maps/ZRbNuSknWzhYNHoU6 . Il posto è bello, ma pieno di turisti e la cosa fa assumere a questo luogo quasi la fisionomia di un chiassoso fenomeno da baraccone.


Ed arriviamo alla grande cascata di Gullfoss.
Imponente la massa d'acqua che transita per questa cascata. tant'è che ci bagnamo abbondantemente con la nuvola di di goccioline d'acqua sollevate dalla caduta.
E dopo la visita è ora di tornare alle macchine ma.....





  

Panico,  panico....
non trovo le chiavi della macchina che pure avevo accuratamente riposto in una tasca della giacca a vento.  Mi sarei mangiato un panino pane e ....
 ...
pur di non essermi sentito colpevole di questa grave mancanza. In realtà era successo che quello che avevo creduto essere una tasca fosse solo una insidiosa pervia cucitura del tutto simile ad una tasca  per cui chissà dove erano finite quelle dannate chiavi! Già mi immaginavo ritardi incolmabili, gogna mediatica, problematiche logistiche irisolvibili.... ma...fortunatamente il panico è durato solo qualche minuto.
Federico, o meglio San Federico, un componente fotografo del nostro gruppo

seguendo lo stesso percorso fatto da me aveva trovato e riconosciuto le chiavi e le aveva riportate al posto giusto al momento giusto.
Riconoscenza eterna a Federico al punto che, con gioia, gli ho regalato un cartone di vino che mi ero portato dall'Italia.
Ma è ora la volta di partire per gli altopiani centrali per fermarci, in pieno deserto, a Kerlingarfjöll. 

Ma prima che ciò possa avvenire è necessario sgonfiare le gomme. Infatti, sulla pista sterrata F 35 che va verso Nord, occorre portare i pneumatici da 25 a 16 PSI. Le ruote, infatti, hanno due valvole: una per l'entrata o l'uscita dell'aria e l'altra per la contemporanea misurazione del valore della pressione.



 La ruota più sgonfia fa più presa sul terreno non asfaltato. Anche perchè, esperienza del tutto nuova, non mancano i guadi da fare!

Filmatino guado:


Lungo il percorso ci fanno compagnia due fra i più estesi ghiacciai d’Islanda: il Langjökull alla nostra sinistra e l’Hofsjökullalla nostra destra. Kerlingarfjöll è un’area montuosa di grande valore paesaggistico ricca di sorgenti calde, calanchi policromi e fumarole. Arrivati dopo ore di sterrato all'incrocio tra la pista F 35 e la F347, giriamo a destra 






per arrivare a fare cena e pernottamento in rifugio a Kerlingarfjöll. 

  
Lunedì 5 

Mi alzo di buon mattino per fare qualche scatto




e poi proseguiamo per una suggestiva escursione a piedi non lontana da  Kerlingarfjöll fra nuvole di caldo vapore e rivoli d’acqua a diverse temperature. I colori sono incredibili.













 Raggiungiamo poi Hveravellir
 per un rilassante bagno caldo in una delle più confortevoli sorgenti calde d’Islanda. 



Nel pomeriggio riprendiamo la via in direzione Nord, completiamo l’attraversamento del deserto centrale, sostiamo ad Akureyri, seconda città d’Islanda per numero di abitanti, 


e raggiungiamo il villaggio di Húsavík sulla costa settentrionale. La nostra guesthouse sorge in una dolcissima radura, al cospetto di alte montagne, fra recenti colate di lava e rivoli d’acqua popolati da decine di specie di uccelli. 



Cena e pernottamento in gueshouse 
non lontano da  Húsavík.   
  
Martedì 6 


Oggi ci attende una giornata particolarmente intensa. Iniziamo con un’uscita in barca   dedicata all’osservazione dei cetacei. 

Húsavík 
https://goo.gl/maps/vHtAqwTHyg7NzUKF9
è la località migliore di tutta l’Islanda per questo tipo di attività. 



 


Rapida vestizione con tute antivento 






briefing di sicurezza fatto da Mark, un vichingone che ha riscosso un certo quale successo tra le signore del gruppo....  
e via per l'ampio mare a caccia fotografica dei cetacei.
Abbiamo visto qualche delfino che per qualche frazione di secondo è passato abbastanza vicino alla barca, una coda di balena lontanissima ma...nulla da fare. Fotografare poi quelle volatili apparizioni sarebbe stato impossibile.


Quello che iniziava a sentirsi era ,invece ,il freddo. 



ed il ripetuto andirivieni di Mark nel vano motore con taniche di liquido refrigerante. Il Comandante, ai comandi, non era affatto contento di veder perdurare due impertinenti lucette rosse che segnalavano un surriscaldamento del motore. 

Ad un certo punto il motore è stato addirittura spento. Il che non è piaciuto molto a tutti noi..
L'Oceano Glaciale Artico, il freddo, un naufragio incombente... il Titanic 2. Anna già si sognava tra le braccia di Leonardo Di Caprio.... 


 E invece no, il motore si è ripreso e, bagnati come pulcini, arriviamo al porto dove consumiamo il pranzo preparato da Otti, ben contenti di rimettere i piedi per terra.
Prima di ripartire anna ed io riusciamo ad infilarci in un negozietto di lane dove la signora che faceva a maglia ci regala un bel sorriso.



 Ci spostiamo quindi verso Sud per trasferirci sulle verdi sponde del Lago Mývatn, 


al centro di una delle zone vulcaniche più attive d’Islanda. 

Passiamo vicino al Blue Lake https://goo.gl/maps/1QryCP27zdxaJBzp7  che altro non è se non la vasca di raffreddamento delle acque di una centrale geotermica adiacente. Così pure per le  pozze di fango bollente di Námaskarð 
https://goo.gl/maps/XPjY9qm4W6cecuoV9 . Entrambe i siti sono immediatamente a Est del Lago Mývatn. 
Raggiungiamo Dettifoss, la più imponente cascata d’Europa

E la adiacente cascata di Selfoss
, per poi rientrare in pieno deserto lungo un’aspra pista che attraversa colate di basalto e depressioni colmate di pomice. 







Un tripudio di colori dal nero all’oro ci accompagna fino al vulcano Askja e al rifugio Dreki che useremo per due giorni come campo base. 



Cena e pernottamento in rifugio a Dreki 
https://goo.gl/maps/BLneDUeN3AVKWhd76

nella configurazione stanzone, no energia elettrica, acqua fredda only.


Mercoledì 7 

Purtroppo le avverse condimeteo precludono l’esplorazione della caldera del vulcano Askja. La cima del vulcano è nelle nuvole e non avrebbe senso salire sino a li per non poter vedere niente.
Paolo tira fuori dal cappello un’escursione automobilistica nel deserto di sabbia nera fra il vulcano Askja , la grande colata del vulcano Bárðarbunga, frutto dell’eruzione terminata nel mese di febbraio 2015 e le insidiose sorgenti del torrente Jökulsá á Fjöllum

Perchè insidiose?
Si tratta di una superficie sabbiosa che, al variare del disgelo dei ghiacciai circostanti, passa da sito di tempeste di sabbia a luogo di sabbie mobili sulla cui superficie si disegnano bassorilievi che sembrano fatti da un artista. Ci sono stati diversi incidenti di turisti incauti che si sono avventurati senza alcuna conoscenza e poi, sono stati fortunatamente salvati dalla morsa del fango dai soccorsi.




  


  
     
 
 
   
 






Nel pomeriggio passeggiata sulle pendici del vulcano Askja a caccia di rocce e conformazioni che sono anch' esse opere d'arte 













 



  Cena e pernottamento in rifugio a Dreki, dove Otti, Ingo e Paolo ci intrattengono con una performance teatrale in islandese!
Vedi filmatino:


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Il meteo incontrato  in Islanda

Variabilissimo. Si passati da momenti di relativo "tiepido" sulla costa a giornate battute da impetuosi venti freddi sugli Altopiani accompagnati da pioggerellina.



 La risposta è vestirsi a cipolla, soprattutto con indumenti antivento. Cappello e guanti essenziali.



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Giovedì 8 

Perdura il maltempo, per cui non possiamo fare altro che visitare il Canyon di Drekagil sito proprio dietro il rifugio.




Interessanti e divertenti, all'uscita del Canyon, alcune sculture fatte dai vari turisti di passaggio.



 
Ci spostiamo quindi negli altopiani orientali, regione dominata dal vulcano Snæfell. La pista attraversa scenari desertici di grande suggestione e vallate verdeggianti. 
Ingo, purtroppo, incontra un problema sulla sua vettura, ma da uomo pratico, trova il modo di ritornare rapidamente in pista .




Sostiamo per un incredibile bagno   sotto una piccola cascata bollente in un’oasi verde pressoché sconosciuta al grande pubblico, dove tutti, dopo due notti in rifugio,  si danno alla pazza gioia.








Proseguiamo la nostra strada ed arriviamo al Canyon di Hafrahvammagljufur

https://goo.gl/maps/LskaKW6dUmRotCW68

 profondissimo,  davvero impressionante.
e, quindi, alla diga di Karahnjukavirjun
https://goo.gl/maps/xwh6427NRaBh9NxF8
Arrivo in serata al solitario  rifugio a Snæfell.
https://goo.gl/maps/yaktAjdwVAgzwwDd8





E consueto villaggio rom all'interno di esso!





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La diga di  Karahnjukavirjun

La diga è nata per crearel'energia elettrica necessaria al funzionamento di una grande fonderia di alluminio che produce semilavorati in alluminio.
Questo manufatto è stato,però,  motivo di profonde polemiche nel paese. Da una parte gli ambientalisti che non volevano perturbare il paesaggio naturale, dall'altra il Governo che, in qualche maniera, ha cercato una strada per ampliare i posti di lavoro. 
  

In realtà l'iniziativa non si è dimostrata molto valida per i seguenti motivi. L'Islanda è stata scelta dal gigante dell'alluminio Alcoa perchè in questo paese il costo dell'energia elettrica è il più basso d'Europa. Tanto basso, poi, che i ricavi destinati al Governo islandese sono risultati al di sotto di qualunque aspettativa. In più si può facilmente immaginare l'impatto ambientale degli scarichi a mare, impatto che sta comportando una consistente diminuzione della pescosità nelle acque antistanti il grande stabilimento. Il che rende davvero critica la scelta intrapresa dal governo di consentire la costruzione  del complesso diga, centrale idroelettrica e fonderia. Quanto sopra anche alla luce del fatto che la diga non potrà più erogare acqua alle turbine in quanto è previsto che tra circa 40 anni il lago retrostante al manufatto in parola sarà pieno di detriti naturali. Ed, ancora, la medesima diga è pericolosamente costruita nel bel mezzo di una faglia attiva.
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Venerdì 9 

Raggiungiamo il ghiacciaio Vatnajökull, 
https://goo.gl/maps/cktPCX9bTsscCL8y5
il più esteso del Pianeta al di fuori delle calotte polari, per una facile escursione.
Le dimensioni di questo ghiacciaio sono colossali: una ellisse di asse maggiore 80 km ed asse minore di 40. Lo spessore raggiunge i 2 chilometri. Al di sotto di esso svariati vulcani. Qualora vii sosse un'eruzione esplosiva, le conseguenze avrebbero pesanti sull'intero pianeta.
 






Terminata la passeggiata sui bordi del ghiacciaio passiamo  per una breve sosta alla Direzione del Parco del ghiacciaio stesso 
https://goo.gl/maps/HXHyKxHbsQjNRXXH7

dove c'è un piccolo museo


 ove sbocciano nuove amicizie.



 Ci muoviamo poi  in direzione della costa orientale sostando nella cittadina di Egilsstaðir per i rifornimenti. 


Alcuni dei quali davvero osceni!!!

Nel pomeriggio ci trasferiamo nel minuscolo villaggio di pescatori di Borgarfjörður seguendo una strada panoramica fra aspre montagne e alte scogliere.




 Raggiungiamo così Borgarfjörður. Relax nel centro benessere annesso alla bella e confortevole guesthouse, 
https://goo.gl/maps/6nbus88ucmBgDzXt8
dove tutti quanti gioiscono di un bel bagno caldo e di un comodo riposo in riva all'oceano.






Qualche coraggiosa signora azzarda addirittura un bagno nella tinozza fredda. Complimenti!
Filmatino signore:


cena e pernottamento.   


E dopo cena Flavia ed Anna si lanciano in una trasgressiva performance...
Filmatino:

https://youtu.be/oyfPxnbW5fQ


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 Gli animali ed i fiori

I primi si sono fatti un po' desiderare 


Giusto qualche fochetta si è degnata di apparire e di farsi in qualche modo fotografare. Ma balene e delfini è stato impossibile.

Per terra la "parte del leone" la hanno avuta le pecore. Aminali che viaggiano perennemente in squadrette da tre elementi.





Ma anche i cavalli ci hanno volentieri accompagnati ai bordi delle strade lungo i nostri spostamenti.


Per aria gli uccelli sono stati anch'essi molto schivi, soprattutto quelli che abitano l'entroterra.





 Purtroppo non abbiamo visto alcun rapace. In compenso questo turista orientale sembra essere alquanto preoccupato della presenza di qualche innocuo moscerino che abbiamo spesso incontrato al bordo dei laghi.

I fiori sono quelli tipici del clima di montagna. Molto, moltissimo muschio.









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Sabato 10 




Da Borgarfjörður ci spostiamo sul prestino per andare a vedere, in un apposito sito,  https://goo.gl/maps/JbE5esZKo2XxfuAi7 
una colonia di Pulcinella di Mare, goffi e simpatici uccelli locali.


 

Tuttavia, l'unica pulcinella disponibile sulla piazza a quell'ora era alquanto indispettita dalla presenza di venti chiassosi ed indiscreti turisti italiani.

Capite bene, non si disturba una signora alle nove di mattina: non ha ancora deciso che vestito indossare, ha i capelli in disordine e non ha neppure iniziato a truccarsi! Successivamente ci spostiamo in una silenziosa insenatura poco distante. C'è una piccola chiesetta e ed una casa.
https://goo.gl/maps/24TYMNySuLXPRRyb7
 Un  angolo di paradiso.






E  proseguiamo verso Est fino alle montagne di Víknaslóðir. Questa regione è considerata una delle più belle per gli escursionisti perché alterna imponenti montagne, spesso innevate anche in estate, e dolci baie popolate solo da uccelli e foche. E’ un settore incontaminato e meraviglioso in cui è ancora possibile riconoscere le tracce di insediamenti umani antichissimi. Nel pomeriggio, attraversando una grande varietà di ambienti e valicando di nuovo le montagne, ci spostiamo verso la costa sud orientale. 

In effetti, il fiordo che ci accoglie, il Berufjörður, regala scorci fra i più maestosi di tutta la costa d’Islanda. 
Seguiamo un vallone di dimensioni impressionanti 
https://goo.gl/maps/bxkktXzzxAE8PV2FA





Arrivando sul mare e dirigendoci verso la guest house ci imbattiamo in una renna che pascolava tranquillamente nel prato.



 
Ci fermiamo a Eyjólfsstaðir, https://goo.gl/maps/D4mbZscALvMfNxqe6
una località suggestiva, incastonata fra montagne che con i loro plateau catturano lo sguardo e la fantasia. Cena e pernottamento in guesthouse e dopo cena i più giovani del gruppo, il Dott Luca ed il Prof Elia, vengono omaggiati di piccoli regalini da parte di Ingo ed Otti.


 


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  Le mascottes

Come avete visto ci sono due bambini all'interno del gruppo.
Luca ed Elia, figli molto educati e simpatici di Roberta ed Andrea. 
Questi due allegri frugoletti ci hanno accompagnato per tutte le escursioni diffondendo serenità. Pensate che hanno escogitato una sorta di gioco internazionale tale per cui i componenti del gruppo rappresentavano una nazione messe in competizione in base all'ordine di arrivo alla destinazione dell'escursione a piedi. Leggerezza e simpatia.







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Domenica 11 




  La valle in cui sorge Eyjólfsstaðir si chiama Fossardalur, letteralmente “La Valle delle Cascate” e 
ci regala una passeggiata facile, ma molto panoramica, lungo uno dei suoi infiniti plateau rocciosi.

Andiamo a vedere una vicina cascata 
https://goo.gl/maps/i344KxBi9seDpbYo7

 Le rocce di cui sono fatte queste montagne sono famose fra i mineralogisti di tutto il mondo per la qualità e l’abbondanza di cristalli di una particolare famiglia di minerali, le zeoliti.


Zeoliti che, incastonate nelle rocce vulcaniche,  trovano svariati impieghi in ambito industriale e che sono caratterizzate da strutture con geometrie delicatissime.




  Nel pomeriggio percorriamo il tratto più spettacolare della costa sud orientale sostando al faro di Hvalnes
https://goo.gl/maps/drLuSebS5a7Azk6k6
 e passeggiando sulla penisola di Stokksnes.












 


Caffè ad Hofn
https://goo.gl/maps/2kwHxiGC5gTbkA166
dove Anna sa come intrattenersi


Nel tardo pomeriggio  raggiungiamo  il ghiacciaio e la Laguna degli Iceberg di Jökulsárlón 
https://goo.gl/maps/X177PcnoFdyEH9pAA
ed anche 
https://goo.gl/maps/NEY3S8XiiGm2eApR8

e iniziamo a vederci da vicino la parte sud del vulcano Vatna.

  





Cena e pernottamento in guesthouse a Reynivellir 
https://goo.gl/maps/QJrfE9FWqWRp4SUf9
visita “notturna” alla Laguna degli Iceberg .   




Lunedì 12 


Torniamo alla Laguna degli Iceberg di Jökulsárlón e alla spiaggia oceanica antistante per ammirarle in condizioni diverse di luce e di marea rispetto alla sera precedente. Il funzionamento di una laguna è davvero complesso. Infatti, c'è la corrente del mare che entra dentro con la sua temperatura e la sua salinità, lo scioglimento dei ghiacci, la temperatura dell'aria, il vento. Il tutto crea un ambiente caratterizzato da un delicato equilibrio. Forme e colori sono un'autentica gioia.















  Ci trasferiamo poi al vicino Parco Nazionale di Skaftafell https://goo.gl/maps/Ly8bn8HTKfqM7mubA
per una lunga escursione   che ci conduce ad un punto panoramico sulla valle di Morsardalur e al maestoso ghiacciaio di Skaftafell.


 Cena e pernottamento in guesthouse a Reynivellir. 
  

Martedì 13 


Ultimo passaggio ancora all'incantevole Laguna degli Iceberg che, con un briciolo di sole, da il meglio di se.

concedendoci anche un inatteso spettacolo costitutito dalla rottura di una barriera di ghiaccio che ostruiva il defluire delle acque e dal ribaltamento di un piccolo iceberg.


Filmato apertura flusso e ribaltamento:


Lasciamo questo posto incantevole per visitare la piccola chiesa di Hofskirkja, con il tetto coperto di terra e l'annesso cimiterino.

Questa semplice e silenziosa costruzione da una misura della visione nordica della morte. Essa fa parte della vita, una serena accettazione della caducità umana, un ineluttabile ritorno alla natura. Mi viene a mente il confronto tra il Requiem Tedesco di  Brahms e quello scritto da Verdi. Nel primo la compostezza, lo struggente ricordo intimo della persona cara. Nel secondo il dolore che diventa esposizione, proprio  come i nostri cimiteri, pieni di statue e di cappelle. Vacue manifestazioni di  vanità. 

Attraversiamo poi  l’impressionante piana alluvionale di Skeiðarársandur e le vaste colate del vulcano Lakiper addentrarci poi fra le montagne, lungo una delle piste più spettacolari d’Islanda. La costruzione della strada da queste parti è cosa di appena una ventina di anni fa. Precedentemente si ricorreva a guide specializzate per attraversare questo amplissimo e insidioso alveo. Avremo tutto il tempo per sbizzarrirci in soste e deviazioni in un paesaggio di inquietante bellezza. Lungo la 1 lasciamo la strada principale per arrivare nel mezzo di niente.
https://goo.gl/maps/p2phiUeYXob4dr3m7
 In un capannone una nonnina fa ancora a mano i tipici maglioni islandesi. E li facciamo qualche acquisto.

 










e facciamo qualche incontro ravvicinato con i forti cavalli islandesi.



Superata la valle di Eldgjá raggiungiamo la regione di Landmannalaugar in serata. Cena e pernottamento in rifugio a Landmannahellir 
https://goo.gl/maps/vvzrAaN54mCWG2dc7  
Solita "configurazione caserma" no energia elettrica, due bagni per tutti, solo acqua fredda. Ma che posto! E poi volete mettere la serata a lume di candela in cui Paolo ci ha parlato del Popolo Nascosto e Federico del mulo  del Falzarego? Entrambe le storie ci hanno affascinato e tenuti in ascolto in questo ambiente quasi da fiaba. Del Popolo Nascosto parlerò in seguito, mentre, parlando di isolamento in Islanda, di buio, di freddi invernali, la storia del mulo del Falzarego cadeva proprio a fagiolo. Si tratta di povero mulo vittima durante il primo conflitto mondiale che nelle notti di bufera fa sentire il suo rabbioso raglio.




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Il popolo  nascosto

Questa è proprio una peculiarità dell'Islanda. Gli abitanti di questo paese, infatti, sono convinti che nei loro ampi spazi vivano creature misteriose non visibili. 
Si pensi che per la realizzazione di grandi  infrastrutture in determinati luoghi di particolare interesse viene sentito il parere di una "persona  informata" di certi fatti. 



Le tipologie di abitanti nascosti, tutti caratterizzati da un certo gradi di malvagità,  sono le seguenti:


  • i Trolls, esseri umanoidi deformi di grande taglia; 

  

  • gli Elfi, esseri umanoidi di piccola taglia;
  • le streghe;
  • le anime dei defunti, che a differenza di quelle partenopee, non danno alcun aiuto ai vivi ed anzi, sono del tutto indifferenti alle vicissitudini umane.
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Mercoledì 14 


Stamattina la giornata inizia con una bella notizia. Mia figlia ha partorito e sono dunque nonno una seconda volta!


 



Contento di questa novità affrontiamo una giornata dedicata interamente alle montagne policrome di Landmannalaugar 
https://goo.gl/maps/7Xb84Z9F7ynoGxEE6
e alle sue sorgenti calde. Il percorso ci porta a camminare su recenti colate di ossidiana e ad attraversare valli selvagge costellate di fumarole e di calanchi multicolori. Il gruppo, tuttavia, si è diviso in due metà. Una prima metà di "camminatori" che sotto la guida di Paolo e Laura hanno sfidato pendii e pendici, ed un'altra metà di "fotografi contemplativi". Infatti, mentre il primo gruppo ha effettuato una lunga passeggiata durata quasi una giornata,terminata poi con il consueto bagnetto in pozza calda.









 

 il secondo gruppo ha avuto un approccio molto più tranquillo, alla ricerca, con Ingo e vettura, di lati reconditi.

 




 

 Per non parlare poi di eventi gossip che titolate riviste come Chi o Novella 2000 ci avrebbero pagato pur di averne l'esclusiva.




Ma lasciatemi raccontare ancora  un simpatico episodio di questa giornata portato avanti dai congiurati "fotografi".
Quando abbiamo accompagnato i "camminatori" con le vetture al punto di partenza della loro escursione, ci siamo imbattuti in un allegro supermercatino ricavato all'interno di un camion militare. 







Un soggetto fotografico inusuale di sicuro interesse. Ed è così che siamo entrati e guardando guardando ci sono balzate agli occhi una confezione di mezze penne rigate ed un paio di confezioni di sugo.... altro che dislivelli...fare un piatto di  pasta in Islanda, queste si che erano difficoltà!  

Detto fatto, dopo la sessione di cattura immagini, i congiurati fotografi si sono segretamente riuniti al rifugio liberi di dar sfogo alle loro libidini gastronomiche. Ed ecco i gustosi risultati che hanno riportato  a sventolare, orgoglioso, il tricolore sull'algido suolo islandese! 











Gli italici valori sono poi definitivamente stati ristabiliti da una saporita pennichella post prandium dopo la quale abbiamo accolto in rifugio gli stanchissimi "camminatori" di ritorno dalla loro escursione.

Cena e pernottamento in rifugio a Landmannahellir. 

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Le sessioni serali di navigazione
  

E che dire delle sessioni serali di navigazione in cui cercavamo di mettere giù il percorso fatto?






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Giovedì 15 
Lasciamo questi luoghi silenti con un'ultima passeggiata che ci da ancora l'idea esatta di solitudine e silenzio.


per poi riprendere il percorso in direzione della capitale attraversando un' ultima volta,  gli Altopiani centrali. 
Ci fermiamo a pranzare in corrispondenza di una vasta spianata dominata dal vulcano Heckla.
https://goo.gl/maps/6JZE6daLvtxGGhp86






Lasciamo definitivamente le piste sterrate e ci dirigiamo alla grande cascata di Háifoss,
https://goo.gl/maps/8tfV4YeATG7wtRcL8
 pressoché sconosciuta al grande pubblico, probabilmente la più spettacolare d’Islanda. 
Le immagini valgono più di 100 commenti.







Procedendo verso Selfoss sulla strada 30 effettuiamo un piccola deviazione verso sud su una strada secondaria



 in cui ci imbattiamo in un branco di cavalli allo stato semibrado che vale assolutamente la pena di fotografare.


Il filmato poi sarebbe degno di un regista da film western!
https://youtu.be/HYksx5iEsmg

arrivo, infine, in un albergo vero a Reykjavík 

https://goo.gl/maps/Q7jjYyp4WE5vEkns9

ove facciamo cena e pernottamento.  

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La corvée

Naturalmente, muovendoci in un territorio quasi totalmente privo di strutture, viene normale intuire che,
per il buon esito della spedizione, ciascuno di noi sia stato invitato a dare un piccolo contributo nel vettovagliamento. Quindi nessuna novità se si sia apparecchiato, sparecchiato, lavato piatti e bicchieri.

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Venerdì 16 
Reykjavík è una piccola capitale con un centro storico molto gradevole e un insospettabile dinamismo culturale. Mostre, concerti, esposizioni si alternano lungo tutto l’arco dell’anno. Il centro offre negozi per tutti i gusti e per tutte le tasche, piscine riscaldate e una vivace vita notturna. 
Per cui eccoci, gambe in spalla e godendoci un po' di sole, a camminare per un piccolo ma vispo centro storico. 
Magari imbattendoci in impertinenti luoghi inattesi...





Le parti più interessanti sono quelle segnate in blu sulla seguente cartina.



Infatti ci hanno affascinato in questo luogo le case dipinte in sgargiantio colori e decorate con variopinti murales







 



 Dedichiamo una parte della mattinata a prendere dei ricordini che ci hanno gentilmente tenuto a bada la casa e la folta popolazione canina e felina. E poi iniziamo a girare.
Il primo appuntamento è stato con un negozio di dischi di musica islandese: Tonar 12.
https://goo.gl/maps/R2STT47BWdZwxckK7

La peculiarità di questo negozio consiste nel fatto che, anche senza comprare, all'avventore viene consentito di "assaggiare" la musica in un tranquillo ed elegante salottino. 




Un vero piacere avere a che fare con negozianti così.

Altra anomalia vista è la presenza di un bel gattone che entrava ed usciva da un negozio di vestiti senza alcuna rimostranza da parte dei gestori dell'esercizio. Anzi, per questo felino, non di loro proprietà, c'era sempre una ciotola d'acqua. Anna in visibilio!
E il filmatino farà stupire anche voi.

https://youtu.be/zqW6r6wH9IQ


E poi, dopo un periodo di pasti essenziali, ognuno ha dato fondo ai propri impulsi trasgressivi!



 

Dopo pranzo ci rechiamo alla Hallgrimskirkja  


una spettacolare costruzione tutta in cemento armato.  





Si potrebbe pensare ad un orribile sgorbio architettonico, ma, in realtà, non è così. Entrando l'unica navata con vetri completamente trasparenti ci da un'aria di serenità, di respiro, di luce. E poi il flusso di persone è continuo, libero. Ho visto addirittura una signora farsi un riposino sulle panche. Forse l'approccio verso un luogo di culto si distacca profondamente dalla Chiesa di Roma. Qui è un luogo di maggior incontro, di sereno muoversi all'interno di un ampio spazio meno costretto da mura fisiche ed intellettuali. Tutto sommato questa costruzione fa da continuazione a quanto già visto qualche giorno prima durante la visita alla chiesetta antica in piena campagna.


 


 Rende più lieta l'atmosfera  un organista che sta provando i brani che suonerà il giorno successivo su un possente strumento dotato di oltre 5000 canne. L'acustica della chiesa è buona ed ascoltare, finalmente, un po' di Musica dopo 15 giorni di astinenza, è una vera  gioia per l'animo.
Breve filmatino 
https://youtu.be/RucgoeO-Z9I












Ma a sorprendere ancora è un piccolo dettaglio che, in realtà, denota un grande convincimento da parte della chiesa islandese. Nei giorni in cui siamo presenti a Reykjavik c'è il Gay Pride. E credo che un'immagine del genere valga più di tante parole.






Ma è ormai è ora di cena, abbiamo girato in lungo ed in largo la città. Ci vediamo tutti per un'ultimo pasto insieme per salutarci affettuosamente.





Pernottamento in guesthouse a Reykjavík.  


Sabato 17 

Ognuno riprende la strada di casa propria con un po' di mestizia. Bella l'Islanda e bello il gruppo. L'aeroporto di Reykjavík   sembra essere davvero un baricentro di linee in mezzo all'Atlantico. Il tempo che ci si mette per ritornare in Europa è quelle che si impiegherebbe ad andare in Canada!





Conclusioni

Bel viaggio, bella esplorazione. Valsa assolutamente la pena di sobbarcarsi un briciolo di disagio in ragione del bene superiore costituito da nuove conoscenze. 


Ringraziamenti

Ringrazio i miei compagni di viaggio che mi hanno consentito di ritrarli e di impiegare anche loro scatti per questo blog.


Foto pazzerelle












Libri attinenti






ED INFINE:  
Se avete piacere a leggere di altri viaggi cliccate sul sottostante link:

https://blogbattaglia.blogspot.com/2018/05/i-miei-viaggi-piu-belli.html



martedì 16 luglio 2019

IL RECCELITE SUL TORNADO

Appassionati di Tornado, vi giro il sottostante articolo  che scrissi su Rivista Aeronautica diversi anni fa in occasione dei voli di sperimentazione svolti presso Decimomannu. Detto articolo  descrive le principali funzionalità del pod in esame ed illustra anche una delle campagne di sperimentazione più belle che abbia fatto volando di giorno e di notte utilizzando un sistema di ricognizione davvero ben fatto.

Buona lettura
Marcello Battaglia 




Premessa

L’esigenza di conoscere le manovre dell’avversario per poter anticipare per tempo  le più adeguate strategie di risposta è stata da sempre una tra le più stringenti necessità  di ogni apparato militare. L’Arma principe devoluta a questo tipo di compito è l’Aeronautica  in quanto, con le missioni di ricognizione aerea, ha avuto sin dai primordi la preziosa prerogativa di poter vedere ben al di là delle linee nemiche. Le prime azioni comportavano il fatto naturale che il pilota potesse osservare con i propri occhi quel che accadeva sotto di se. Con il progredire della tecnologia si è passati a fotografie aeree e riprese da bordo con obiettivi e pellicole sempre più sofisticate sino agli anni 70 , epoca in cui è entrato in servizio la ricognizione all’infrarosso consentendo di vedere anche in piena oscurità.  Tuttavia, se i sensori di bordo subivano dei notevoli progressi non si può dire altrettanto dei processi a terra. Le tecniche di sviluppo, infatti, e più ancora quelle di fotointerpretazione  sino ad oggi si sono appoggiate a sviluppo di pellicole ed a procedure “artigianali”, consentendo buoni risultati  in gran parte dovuti alla capacità,  all’esperienza ed al tempo speso dal fotointerprete.  Ai giorni nostri si è finalmente affacciata l’informatica a supportare  i menzionati processi e, l’A.M. ha inteso aggiornare i propri assetti fornendo il velivolo Tornado 


Il Pod israeliano è montato sullo shoulder destro sotto la pancia del Tornado. I pesi e le inerzie sono identici a quelli del già certificato illuminatore laser in uso sui Tornado tedeschi, per cui non è stato necessario ripetere alcun test di tipo aeromeccanico.


Con questo logo la Rafael ha pubblicizzato il proprio prodotto nel mondo



(Figura 1 e figura 2), ed in prospettiva l’AMX,  di un nuovo pod per le missioni di ricognizione per rimpiazzare  dei sistemi ormai obsoleti. Di qui la decisione dello Stato Maggiore Aeronautica di incaricare il Reparto Sperimentale Volo ed Alenia Aeronautica, in uno sforzo congiunto, per portare a compimento l’integrazione di un nuovo pod sul Tornado una cui prima tranche di prove è avvenuta presso Decimomannu nel periodo giugno-ottobre 2007.

Il modus operandi

Allo scopo di contrarre i costi ed i tempi per l’entrata in servizio del nuovo pod, la Forza Armata ha inteso muoversi verso tre  direzioni principali. La prima di esse è stata quella di individuare, nel software operativo Tornado, una serie di routines già esistenti che consentissero l’impiego del pod senza dover ricorrere alla scrittura ex novo, assai costosa,  di nuovi programmi. Ci si è, pertanto, rivolti verso una “nicchia” di detto software già utilizzata dal puntatore laser montato sui  Tornado tedeschi. Tale software si adattava ragionevolmente bene a gestire l’impiego del pod da ricognizione italiano. Una seconda direzione è stata la realizzazione in ambito Forza Armata delle modifiche al software precedentemente individuato e finalizzate a gestire al meglio il pod italiano. Un’ultima scelta, infine,  è stata quella di  rivolgersi verso un prodotto tecnicamente avanzato, ma anche ritenuto sufficientemente maturo e collaudato. Di qui la scelta di integrare il RecceLite pod della israeliana Rafael ampiamente utilizzato con successo dagli F 16 con la stella di Davide, dagli F 16 olandesi, dagli F 18 spagnoli e dai Mirage indiani.  


Il sistema RecceLite

L’introduzione di questo  nuovo equipaggiamento non può essere  intesa nella riduttiva accezione di poter semplicemente disporre di un carico aggiuntivo da attaccare sotto il velivolo. Al contrario, per giungere all’impiego di questo pod  in volo, occorre espletare tutta  una serie di compiti collegati fra loro e svolti su sistemi a terra dedicati necessari al funzionamento del pod stesso. Tali compiti sono sintetizzabili come segue. Si inizia con una pianificazione tramite l’impiego di una stazione dedicata, si prosegue con il caricamento sul pod dei dati salienti  ottenuti, si effettuano le riprese in volo le quali tornano a terra per la successiva analisi. E’ quindi più corretto parlare di “Sistema Reccelite” la cui descrizione dei vari segmenti è  di seguito fornita. Il segmento aereo è costituito dal pod che va sotto il velivolo, noto con il nome di Airborne Reconnaissance Pod (ARP). Esso contiene i sensori in grado di recepire le immagini, un proprio sistema di registrazione delle stesse e le restanti parti elettroniche e meccaniche per consentire il funzionamento di quanto menzionato.  Il segmento di terra è costituito dalla stazione di programmazione del pod e di analisi delle immagini, nota con il nome di RecceLite Ground Exploitation Station (RGES o GES). Inoltre, esiste un’ ulteriore componente del segmento di terra, concepito per  consentire la pianificazione ed una sommaria analisi  delle immagini anche senza il completo ausilio di una GES. Tale  sistema, con funzionalità ridotte,  consiste in un PC portatile, detto RecceLite Portable Station  (RPS). I dati calcolati con la GES od RPS sono trasferiti a bordo del pod  ( operazione di upload) tramite una memoria allo stato solido (SSR).  La SSR, una volta installata a bordo del pod, diventa, a sua volta, il supporto su cui vengono registrate tutte le immagini in volo. A fine volo, pertanto, la SSR viene estratta dal pod e fatta scaricare  su GES o RPS (operazione di download). Queste due ultime operazioni possono avvenire anche via etere in tempo quasi reale tramite l’ausilio di un sistema di trasmissione dati detto RecceLite  Ground Data Link Segment (GDLS) che collega la porzione di terra del sistema (GES e/o RPS) e pod in volo. In figura 3 la visone d’insieme delle varie componenti del “Sistema Reccelite”.
L’introduzione di questo  nuovo pod non va intesa nella semplicistica accezione di attaccare  un nuovo carico al posto del “vecchio pod”. L’impiego di RecceLite, infatti, prevede lo svolgimento preventivo e successivo al volo di  una serie di compiti collegati fra loro tutti svolti su hardware dedicati. Questo complesso di azioni fa si che sia più corretto parlare di “Sistema RecceLite” e non più  semplicemente di “pod”.



Airborne Reconnaissance Pod e suo impiego in volo

Il pod è diviso in tre sezioni, come in figura 4. 
Il pod è composto da tre sezioni. Quella frontale comprende la testa ed i sensori video e flir. In questa particolare immagine la testa del pod è chiusa. Quella centrale contiene la componentistica elettronica ed il ricettacolo per l’SSR.  La parte di coda contiene gli apparati di raffreddamento. Si notino le aperture sulla testa del pod per i due sensori ed in basso il contenitore dell’antenna di bordo dedicato al data link

Una sezione frontale, consistente in una testa completamente rotante sui tre assi,  accoglie il payload costituito da un sensore ottico ed un altro infrarosso.  Il sensore ottico ha 4 focali. Si ha, infatti, un “wide” field of view (FOV) che consente di mappare porzioni molto ampie di terreno, un “medium” fiel of view, un “narrow” ed, infine un “supernarrow” field of view. Quest’ultimo, invece, consente di focalizzare l’attenzione da lunghe distanze su zone estremamente limitate di terreno con una dovizia di dettagli molto maggiore.  Il sensore IR, invece, ha tre FOV. La totalità del controllo del pod è appannaggio del cockpit posteriore. Per cui la selezione di ciascuno dei citati FOV avviene molto rapidamente tramite opportuni comandi posti sul Navigator Hand Control (NHC), una piccola stick sita tra le gambe del Weapon System Officer (WSO). Il resto dei controlli ed il display su cui vedere le immagini è costituito dal TV/TAB sinistro. Figura 5  
La gestione del pod è eseguita esclusivamente  dal posto posteriore sia con la Navigator Hand Control (NHC), che è la stick che si trova tra le gambe del WSO,  sia tramite il  TV Tab sinistro

L’immagine che il navigatore vede su tale schermo è una “sintesi” di quanto in realtà il pod è in grado di vedere e registrare. Il sistema è dotato di autofocus, tuttavia, sia tale funzionalità, sia quella che governa l’esposizione, vanno opportunamente verificate all’inizio di ogni  volo per essere sicuri di poter operare al meglio per il resto della missione. E’ , inoltre, lasciata la prerogativa al navigatore di modificare manualmente alcune regolazioni che caratterizzano il funzionamento del pod.  La parte centrale del pod contiene, invece, tutta l’elettronica, tra cui l’alloggiamento dell’unità SSR, che è una memoria allo stato solido. La sezione centrale, inoltre, presenta una bugna verso il basso che contiene l’antenna destinata a scambiare dati con la stazione di terra. Il pod è dotato di una propria piattaforma inerziale aggiornata con dati GPS il che consente al pod di andare a puntare con grande precisione la zona di interesse indipendentemente dai movimenti del velivolo. La parte posteriore, infine,  contiene il sistema di raffreddamento degli apparati. Parliamo ora dell’impiego il quale abbraccia un ampio inviluppo di quota e velocità. Le operazioni a terra  si sviluppano secondo le modalità ormai tipiche di un qualunque altro carico “1760”, ossia dotato di proprio ricevitore GPS,  (p.es JDAM, Stormshadow, EGBU 24) già integrato sul Tornado prevedendo, prima di qualunque altra azione a bordo, il completo allineamento della piattaforma velivolo. Dopo il decollo il sistema va “tuned” (ottimizzato) a media quota  tramite le verifiche delle routines che governano l’ autofocus e l’ esposizione   precedentemente menzionate. In termini di impiego le funzionalità in volo del pod sono due: un modo AUTO ed un modo Manual.  Il pod, sia nel funzionamento automatico che in quello manuale, può effettuare le proprie riprese in modalità “stereo” che in “mono”.  Sarà capitato a tutti noi di vedere due foto eguali in buona parte sovrapponibili, riprese, tuttavia, da un’angolazione leggermente diversa. Ebbene, se entrambe queste immagini vengono avvicinate al viso si giunge ad una distanza alla quale ogni occhio ne vedrà una. A questo punto è il nostro cervello che ci mette il resto, fornendoci  la percezione della terza dimensione che le due immagini piane, separatamente, non riescono a darci.  La ripresa di un’immagine da due prospettive lievemente differenti svolta dal pod, detta  appunto “stereo”, è quella che consente di ricreare quell’effetto tridimensionale appena menzionato e che risulta particolarmente  utile nello studio delle immagini a terra.
Vediamo i dettagli del funzionamento in AUTO. In sede di pianificazione   a terra  viene stabilito cosa osservare e con quale risoluzione e, conseguentemente, quale deve essere il corridoio tridimensionale ed il range di velocità entro cui il velivolo deve muoversi per soddisfare i requisiti di accuratezza. Il pod, una volta portato in volo nella zona in cui sa che deve iniziare a riprendere, apre la sua testa ed inizia il suo lavoro senza alcuna necessità di intervento da parte del navigatore puntando da solo dove deve. Nel contempo, il WSO  ha la possibilità di monitorare sul suo Tv/Tab  tutto quel che il pod osserva e registra. Tramite opportune selezioni, inoltre, anche da bordo si possono  vedere le  singole immagini con la stessa dovizia di dettagli tipica del pod. Inoltre, tutto quello che si sta registrando può essere rivisto a piacere a bordo od essere inviato a terra via data link.  Oltre alla modalità di ripresa stereo o mono,  ci sono altri sottomodi di funzionamento in AUTO, questa volta derivanti dalla pattern eseguita dal sensore. Infatti, il sensore può cioè essere puntato su di un obiettivo puntiforme e continuare ad osservare lo stesso per tutta la durata della ripresa. Questo modo di funzionamento è detto “stare”, dall’inglese “fissare”; in esso vengono realizzate una serie di foto succedanee sempre dello stesso soggetto, come da schema in figura 6. 
In Stare (sia auto che manual) i sensori sono puntati su di un punto e gli stessi continuano ad osservare lo stesso per tutto l’intervallo della ripresa

Un altro modo di funzionamento è quello che consente di scannerizzare un determinato rettangolo di terreno di estensione desiderata. Quanto  sopra a prescindere dagli  spostamenti di rotta e di assetto compiuti dal velivolo. Il pod, cioè,  muove la sua testa in modo tale da coprire sempre, con foto successive nel tempo ed adiacenti nello spazio la striscia di terreno pianificata. Tale modo è detto appunto “strip” ossia “fettuccia”, come si evince dalla figura 7. 


Il pod (sia in auto che manual) effettua una serie di foto individuali che, indipendentemente dai movimenti del velivolo, coprono una regione rettangolare al suolo di dimensione volute

La seconda modalità d’impiego del pod è quella Manuale. Quella cioè in cui il navigatore può cercare direttamente in volo i propri target spostando  con l’NHC  la testa del pod. Ciò richiede un notevole carico di lavoro, mansione  che è auspicabile venga svolta su velivoli biposto.Una volta individuato quanto di interesse  il pod può stabilizzarsi su quel punto e tale stabilizzazione può realizzarsi  tanto su base di calcolo operato dalla piattaforma inerziale del pod, quanto in seguito al tracking elettrottico di uno dei suoi sensori. Il secondo di questi due metodi appare, al momento, il più maturo da utilizzare in volo. Il pod, inoltre, è anche in grado di “traccare” con i suoi sensori anche degli obiettivi in movimento sul terreno (p.es. un mezzo in movimento). Anche nel funzionamento manuale si possono effettuare riprese in stereo o mono, con sottomodi “stare” o “strip”. A questi se ne aggiungono altri due, molto utili per cogliere al volo target di opportunità. Il  primo di questi, detto “spot”,  consente la ripresa di un quadrato di dimensioni selezionabili via TV/Tab e centrato su dove il navigatore ha messo la sua NHC. Anche in questo caso l’immagine complessiva, restituita poi dalla stazione a terra, è costituita dall’unione delle singole foto, come in figura 8. 
Il pod (solo in Manual) osserva una regione di spazio di forma quadrata di dimensioni volute attorno ad un punto date coordinate 
L’ultimo sottomodo, detto “path”,  è specificamente studiato per quando si vuole effettuare l’osservazione di una linea di comunicazione o seguire un target prevalentemente lineare (p.es strada, valle, linea di costa). In tal caso i sensori vengono orientati secondo una delle posizioni disponibili e solidali agli assi velivolo (p.es. sensore che guarda 45°  in basso sotto l’ala destra) e la ripresa avviene facendo seguire al velivolo un tracciato parallelo al target prescelto, come in figura 9.  
Il pod (solo in Manual) pone i sensori in una posizione fissa rispetto agli assi velivolo. E’ il tipico funzionamento se il velivolo vuole seguire una strada od una valle, ossia  un target lineare.


Solid State Recorder

Si tratta di una grossa memoria allo stato solido, una sorta di grande pennina USB,  in grado di operare  sia come parte integrante del segmento di terra (GES o RPS) sia in volo nel comparto elettronico del pod. Come anticipato è proprio questa doppia modalità di uso che consente il trasferimento di dati da terra a bordo prima del volo e da bordo a terra dopo il volo figura 10 e  11. 
La SSR consente, nelle more che vengano effettuate le prove con il data link, di far  far pervenire al pod i dati di pianificazione provenienti dalla GES e viceversa. Si noti la SSR nel centro del vano avionico  riconoscibile dalla maniglia piatta rivolta verso l’alto

La SSR (oggetto nero), al rientro dal volo, è estratta dal pod ed inserita in un’ interfaccia che ne scarica il contenuto (immagini) sulla GES

A terra vengono caricati dalla GES o RPS tutti i dati che consentono il funzionamento del pod in automatico, in stereo o mono, e nelle modalità  “stare” o “strip”. L’SSR, opportunamente inserito in un ricettacolo del comparto elettronico del pod, diventa la memoria dello stesso. Per cui l’ARP va in volo con le informazioni, e vedremo quali, con cui poter funzionare in automatico. In volo, il pod esegue le sue riprese e tutte le immagini vengono registrate sull’SSR. Questa memoria, una volta atterrati, viene estratta dalla sua sede ed inserita in un’interfaccia connessa a GES o RPS. A questo punto tutto quello che è stato registrato diventa disponibile anche a terra. Le capacità di memoria dell’SSR sono amplissime poiché il pod può registrare per ore senza che sopraggiungano limitazioni dovute al riempimento dello spazio disponibile. E’ importante  menzionare che l’SSR reca al proprio interno anche la porzione di data base tridimensionale  del terreno su cui si andrà ad effettuare il volo e consentire  al pod di poter orientare correttamente  i propri sensori sul terreno. 



RecceLite Ground Exploitation Station (RGES o GES) in generale 

La “GES” è costituita da una rete di computer ed è impiegata prima di andare in volo per la pianificazione di riprese in modo “AUTO” del pod. Dopo la missione (e quando sarà disponibile il data link anche durante la missione) la GES è utilizzata per lo studio (exploitation) delle immagini portate dalla stessa. Per il soddisfacimento dei  menzionati compiti, il sistema deve poter immagazzinare al proprio interno una gran quantità di dati (p.es missioni precedenti, archivio delle immagini di target precedentemente riprese, cartografia di varie scale, ortofoto) e tutti i necessari algoritmi per poterne fruire su video  in tempo reale di quanto sopra. Sia l’hardware che il sistema operativo sono entrambi prodotti commerciali acquistabili  “off the shelf”. L’hardware è la tipica architettura di una rete di computer: c’è un server, sino ad un possibile massimo di 8 stazioni per la fotointerpretazione, stampanti, memorie di massa, la stazione di un amministratore di sistema ed, infine, le interfacce verso l’esterno costituite dall’ apparato per l’upload ed il download dell’SSR, nonché dalla stazione del Data Link figura 12.
L’hardware della GES è la tipica architettura di una rete di computer: c’è un server, sino ad un possibile massimo di 8 stazioni per la fotointerpretazione, stampanti, memorie di massa, la stazione di un amministratore di sistema ed, infine, le interfacce verso l’esterno costituite dall’ apparato per l’upload ed il download dell’SSR, nonché dalla stazione del Data Link
 Senza addentrarci in aspetti informatici ci interessa delineare quali sono le funzioni di rilievo operativo svolte dalla macchina e quali sono le figure professionali deputate a svolgerle tramite  il software applicativo dedicato di proprietà della Rafael.

La GES e la funzione  di mission planning per il pod

Ed iniziamo dal “Mission Planning”, ossia la pianificazione a terra che governa l’attività del pod in volo in funzionamento automatico.  Tutto parte dalla ricezione di un “Task Order” inviato dai  Comandi Superiori in cui viene definito cosa riprendere, quando e con quale dettaglio. Il sistema GES, come accennato, ha al proprio interno carte geografiche ed ortofoto delle zone di interesse. Con ortofoto si intende una fotografia aerea dalla quale si può desumere,  come su di una carta geografica, coordinate e quota.  Un’ortofoto di zone molto estese è di solito ottenuta da un collage di più ortofoto adiacenti. La GES è in grado di operare i necessari calcoli affinché a video, in tempo reale, si può scorrere a piacimento in ogni angolo della copertura senza soluzione di continuità. Una volta individuato su di una carta (od ortofoto) il target da riprendere (sia esso un punto od un’area),  il team di pianificazione si mette all’opera. Per il mondo Tornado il Navigatore in cooperazione con l’Ufficiale Fotointerprete  definiscono le “leg” (tratte) che il velivolo dovrà effettuare in modo tale che il pod possa eseguire le riprese della qualità richiesta sui vari target in esse presenti. Nella risoluzione di questo problema si fronteggiano due generi di “visioni”, di solito divergenti. Quella del  fotointeprete che è focalizzata all’ottenimento di immagini con la miglior risoluzione possibile (la cosiddetta NIRS, National Imagery Interpretability Scale) e quella dell’equipaggio, che, deve, invece tener conto di altri fattori. Questi ultimi si possono riassumere nella dovuta considerazione delle minacce circostanti, delle possibili restrizioni imposte dal controllo del traffico aereo e delle limitazioni imposte dalle condizioni meteo. Queste due visioni devono trovare un giusto punto di mediazione ed il vantaggio di operare su di un sistema computerizzato è che, in tempo reale,  si può  reiterare più volte lo studio di una medesima leg  sinchè non si giungerà al giusto compromesso di tutte le esigenze. Una volta identificata la sequenze dei target e delle leg e relative “tolleranze” di ciascuna di esse (ossia l’ampiezza di un corridoio entro cui il velivolo potrà  trovarsi per portare a casa immagini di data qualità), ed i parametri di funzionamento del pod per ciascuno degli obiettivi, il tutto è trasferito sull’SSR per poi arrivare sul pod imbarcato figura 13. 
La pianificazione della GES  permette la programmazione del pod con funzionamento in AUTO. In buona sostanza tale pianificazione consiste nell’individuare il percorso tridimensionale ideale che il pod dovrà percorrere ad una data velocità. Ogni deviazione da tale pianificazione, purchè avvenga entro un corridoio di determinate dimensioni, consentirà l’acquisizione di immagini della accuratezza attesa (NIRS). Si noti in figura il percorso ideale in blu, il punto di inizio scanning e di fine scannino da parte del pod, la  corrispondente porzione di spazio al suolo osservata baricentrata attorno al target riconoscibile in verde.

Il processo a terra si conclude con il travaso dei dati individuanti ciascuna leg (p.es punto di inizio e punto di fine),  dalla GES  al sistema di pianificazione di missione del velivolo (Mission Planning Station o MPS). Ciò consentirà al velivolo di potersi dirigere con i propri apparati di navigazione ove il pod si attende di essere portato per funzionare correttamente nella sua modalità in automatico. Se per un qualche motivo il pod non potesse funzionare in automatico come pianificato, il navigatore, unico gestore del sistema in volo, potrà intraprendere le possibili azioni correttive per rientrare nel corridoio assegnato, così come indicato sul TV/Tab,  od operare in Manual per portare a casa comunque delle immagini.

La GES  ed il post/intra mission analisys

Come già accennato precedentemente le immagini acquisite a bordo, sia in AUTO che in Manual,  possono essere tanto registrate su SSR e, quindi scaricate su GES, tanto, in un futuro molto prossimo, inviate alla stessa  direttamente da bordo via Data Link.  
Se si vuole, questa  è la parte “produttiva” dell’intero processo. La missione, infatti,  è andata in volo proprio per  riportare immagini e la GES, con la sua notevole capacità di calcolo e di image processing, è un potente strumento nelle mani del fotointerprete,  per estrarre le informazioni operative. Una prima scorsa delle immagini, detta “detection”, viene fatta dal Mission Manager, il fotointerprete più esperto, il quale osserva il “mosaico” restituito dalla GES Figura 14  quando la ripresa è avvenuta in strip, spot e path o la singola immagine in stare. 
Gli algoritmi di georeferenziazione della GES consentono la restituzione automatizzata ed in tempo reale  della composizione di più foto conseguenti a riprese del tipo strip, spot o path. In tempi precedenti un simile processo prendeva molto tempo ed era molto impreciso.  

Si intende per mosaico il risultato della corretta giustapposizione delle singole foto, operazione eseguita in tempo reale da opportuni algoritmi della GES. Dopo questa prima scorsa, il Mission Manager assegna ai vari fotointerpreti operanti nella rete GES, il task di studiare i dettagli. Tale fase è indicata come fase di “investigation”. Ciascuna immagine, gestita dal singolo fotointerprete,  può essere ingrandita, ruotata, schiarita, scurita, resa più contrastata, confrontata con quelle analoghe precedenti. Si possono effettuare precise misurazioni di angoli,  distanze, coordinate, quote del terreno.  Un target  può essere studiato tramite la sovrapposizione di due  immagini provenienti dai due sensori diversi, ottenendo utili indicazioni sia dallo spettro del visibile che da quello infrarosso. Se la ripresa è stata effettuata in Stare su di un punto, la GES è in grado di ricostituire un vero e proprio filmato che consente di individuare movimenti di uomini e mezzi avvenuti nell’intervallo della ripresa. Decisamente impressionante la capacità del sistema di ricostruire l’immagine del target  ripreso in 3 dimensioni. La ripresa in “Stereo”, infatti, caratterizzata da  un’alta sovrapposizione dei fotogrammi,  consente la ricostruzione sulla GES della terza dimensione. Pertanto, si può facilmente ricostruire l’altezza di un muro o le dimensioni di una struttura verticale guardando uno speciale schermo (detto Z screen) con occhiali particolari figura 15.


La ripresa in “Stereo”, caratterizzata da  un’alta sovrapposizione dei fotogrammi,  consente la ricostruzione sulla GES della terza dimensione. Pertanto, si può facilmente ricostruire l’altezza di un muro o le dimensione verticale di una struttura guardando uno speciale schermo (detto Z screen) con occhiali particolari
 Sull’immagine, inoltre, si possono riportare annotazioni ed esportare i files grafici in svariati formati per una rapida diffusione o successivo “retrieving” (reperimento) su supporto elettronico. 
Una volta effettuata una attenta investigazione , l’Image Analyst segna sull’immagine i possibili “oggetti di interesse”, classificandoli “friend” , “foe” o “suspect” e creando la reportistica del caso in accordo agli standard NATO, con notevole guadagno di tempo.

RecceLite Portable Station (RPS)

Poiché la GES è un complesso piuttosto esteso da movimentare può accadere che impellenze operative dettino l’esigenza  di un rapido planning o di una quick analysis giusto a ridosso della prima linea. Per questo motivo la Rafael ha messo a punto  il software necessario per consentire le attività basiche raccolte su di un compatto “laptop”. Il concetto di impiego è il medesimo della GES ma, naturalmente, le performances sono più limitate.  Infatti, in quest’apparato può essere contenuta una porzione molto più piccola di DEM e di ortofoto. Inoltre, le capacità di calcolo non consentono una georeferenziazione delle immagini così accurata come avviene per la GES. Tuttavia, tramite questo PC portatile si riescono a svolgere le basilari funzioni di pod mission planning, image interpretation, e reporting. La RPS può, inoltre, essere connessa alla GDLS e provvedere alle comunicazioni bilaterali con il pod in tempo reale. Infine, oltre ad operare in stand alone può essere anche connessa  alla rete  GES ed ivi utilizzata come workstation  aggiuntiva di limitate capacità.



Reccelite  Ground Data Link Segment (GDLS)

Questo segmento del sistema consente il contatto biunivoco tra pod a bordo e GES a terra. Questo contatto, che si espleta su altissime frequenze, veicola dal velivolo le immagini catturate dal pod. Nel contempo, tale apparato  consente di inviare da terra  le istruzioni necessarie per un retasking in volo del pod ed un minimo di messaggistica in alfanumerico, una sorta di SMS,  che compare sul TV/Tab del navigatore. L’intera stazione di Data Link è gestita da opportune videate presenti sulla GES. In esse vengono definite il tipo di operazione che si intende svolgere ed il settaggio di parametri specifici che consentono di compierle. Ad esempio, fanno parte delle prime l’acquisizione dati dal pod oppure, ad esempio,  il termine dell’invio dei dati . Fanno parte della seconda famiglia il tracking pattern dell’antenna ed  i canali radio da impiegare.  L’invio da parte del pod dei suoi dati è un qualcosa di pianificato a terra e si svolge ad orari ed in specifiche locazioni geografiche . Le antenne del segmento Data Link, sia quella di terra che quella sottostante il pod, sono altamente direzionali. Al momento il testing dell’intero segmento Data Link  è previsto per la metà del 2008.



Le prove svolte in Sardegna

Nel periodo giugno – ottobre 2007 si sono svolte prove congiunte tra  Reparto Sperimentale Volo ed  Alenia Aeronautica.  RSV si è dedicato prevalentemente ad aspetti di performance andando a verificare quantitativamente le prestazioni di ripresa dei vari sensori per ottenerne una previsione dei risultati operativi ed ha volato con un Tornado di produzione. Le Operazioni Volo Alenia, invece,   si sono concentrate sugli aspetti di integrazione avionica, di “man machine inteface” e di verifica delle funzionalità del sistema volando con un prototipo Tornado opportunamente strumentato. Alenia aveva inviato in Israele proprio personale navigante già dal 2005 per familiarizzare con il pod utilizzando il test bed Rafael figura 16. 
Alenia, già dal 2005, aveva provveduto ad inviare proprio personale navigante  in Israele a familiarizzare con il RecceLite montato su un Cheyenne utilizzato come test bed
Durante tutto il periodo delle prove è sta presente la Ditta Rafael, produttrice del pod e del software GES, per supportare la campagna.  Da questa valida  collaborazione è venuto fuori un prodotto il quale, ancorché perfettibile ed impiegabile entro ben precise condizioni ambientali,  certamente mette le capacità Recce dei  Tornado italiani al passo con i tempi. Si pongono in figura alcune interessanti immagini prese durante la campagna di prove in parola figure 17

a.       Immagine video: nessun velivolo

b.      Immagine flir: denota la presenza di un velivolo che si è da poco spostato


c..       Immagine flir di personale su piazzole in piena notte

d. Immagine Flir: si noti la differenza esistente tra serbatoi pieni e serbatoi vuoti